Thoughts about Patagonia

Why is Patagonia so famous? Why do people feel attracted to it? Why do thousands of people every year take it upon themselves to endure a journey across entire seas and continents to get to one of the far ends of the world?

No words nor pictures could ever capture fully what Patagonia (Chilean and Argentinian) is really about. It's too vast in terms of space and of the range of emotions which is able to gift you with.

Roads that stretch for miles at a time like the Ruta 40 in Argentina and the Ruta 9 in Chile find their very end in mountain chains that are thousands and thousands of years old. You can see them from afar (on a good day!) and suddenly you can't drive fast enough to get closer to the Fitz Roy and the Cerro Torre (ARG) or to Torres del Paine (CHL). 
On these roads you'll find close to no one embarking on your same journey, making it even more pleasant. The only companions you're likely to find are a bunch of guanacos along the way to keep you pointed into the right direction.

It is a seemingly forgotten land where days are always longer than usual and where you'll see the most amazing sunrises and sunsets without having to worry about some building or form of lighting getting into the way.

It is a windy, damn cold, sometimes utterly schizophrenic piece of land where you'll probably change from a tank top to a full rainproof attire in a matter of hours. A place where every effort you make will be repaid by the stunning views of soft volcanic hills and mountains, azul lakes, clear waterfalls, beautiful mountains and the paint-like colors of the trees with which you'll fall in love.

It is a place for those who are able to adapt and that don't mind the lack of internet connection, a place where the only use you make of your phone is that of taking pictures even tough you'll realize that your own eyes will make a better job at committing its landscapes to memory.

It is a land for the dreamers and for those that feel an inner drive to accomplish a goal. Walking on a glacier, hiking a mountain, completing a 100km circuit relying only on what your shoulders can carry. 
It is a land that will strike you down a thousand times and will sometimes leave you with a bittersweet sensation. 
Mankind can only do so much against Mother Nature. If the weather is not good you won't be able to see the ice of the Perito Moreno shine as white as the moon or the tip of the Fitz Roy once you have gotten so so close or you'll be stuck during the W or O treks in Torres after having planned everything so perfectly that you know the map of the park by heart. Or you might just trip when trying to evade a pond of mud and end up bumping your knee in a rock so hard you'll see stars for about a minute and limp the two days afterwards.

You need to prepare yourself for the eventuality that here everything can happen. Including loosing the sense of time and getting a bus ticket for the wrong the day, fearing that it'll compromise your whole trip or finding such harsh conditions that the trails will be literally closed off because there's just too much water flooding around.

Here is where you learn to simply "have faith". You might have gotten stuck in a campsite but if you hadn't you might have not met that one person that changed your experience for the better and maybe you'll now have a new friend for life. Circumstances and opportunities can multiply into something as unpredictable as the weather.

You can witness the four season in just one day, that's what everyone says about Patagonia. God if it's true! Don't flatter yourself if going in high-season (December-March), you might find as much - if not more - rain that in May.

Here is where every traveler goes along the same routes (El Chalten, El Calafate, Puerto Natales) but where everyone will live a completely different experience.

Patagonia is unique in what is able to give you: a series of continuos personal challenges and rewards. As unique as the Perito Moreno, which changes every day due to the ice sliding down the lake. As unique as the cracks in the facade of the Fitz Roy. As unique as the colors of the lakes in Torres del Paine which change accordingly to the colors of the sky. As unique as the kindness of the people living in this ancient land can be.

As unique as this very moment, with your best friend, riding off into the sunset on a sweet horse called Karma.

Until next time.

Canyon e ghiacciai: il Perù ha tutto.

Nelle puntate precedenti...

Lasciamo Cuzco in preda alla fretta. La cosa divertente è che in realtà avevamo tutto il tempo del mondo per andare in stazione ma, scoprendo nuovi angoli deliziosi della città all'ultimo minuto, perdiamo la cognizione del tempo ed eccoci li, come delle pazze per strada. 

La compare va in giro con uno zaino al quale è attaccata qualunque cosa vi possa venire in mente, un sacchetto di cibo take away preso al volo nel fast food più lento del Perù e una tanica di acqua che continua a cadere. Io, come al solito, con uno zaino che ormai è per due persone e altre provviste nello zainetto piccolo. 

Sfiatate saliamo sul bus ridendo e guadagnandoci le occhiate di tutti i passeggeri. Come al solito, non un turista che sia uno.

Day #1

La mattina presto arriviamo in quella che è conosciuta come "La Città Bianca", Arequipa, nonché la seconda città più grande del Perù dopo la capitale, Lima.

Arequipa, Perù. 

Arequipa, Perù. 

Visto che non ci fermiamo un secondo saliamo su un colectivo di dubbia destinazione e, come al solito, chiediamo come arrivare a Plaza de Armas. 

Le gambe ci fanno ancora imprecare dopo aver scalato Machu Picchu e quindi scartiamo qualunque ostello alla cui entrata si presentino più di cinque scalini. Primo assaggio di pigrizia in cinque settimane.

La zona da vedere capiamo subito che è solo quella adiacente la piazza centrale, e, una volta sistemateci, andiamo in esplorazione. 

Rispetto a tutti gli altri posti dove siamo state ci rendiamo conto che forse è la prima vera città in cui ci fermiamo. La costante che ci piace è la solita: vedere vulcani e montagne innevati dal centro della città, specialmente il vulcano El Misti, inguaribilmente romantico e affascinante.

Ma veniamo ai fatti. Siamo qui per un motivo, andare nel terzo Canyon più grande del mondo: il Cañón del Colca.

Optiamo per un tour di due giorni con partenza ad orari peggiori del solito. Battiamo tutti i record di sveglia. Alle 3 di mattina in punto il pulmino è davanti all'albergo. 

Day #2

Dopo le canoniche 3-4 ore di bus raggiungiamo la ridente località di Chivay, un paese costituito da quattro strade e altrettanti pastori.

È l'unica volta che abbiamo comprato un pacchetto che comprendesse la guida; ce ne pentiamo dopo a mala pena cinque minuti.

Dopo la solita colazione composta da pane secco, burro - sempre mai troppo - e marmellata confezionata ci dirigiamo al Mirador Tres Cruces per vedere il volo dei condor.  Pur non essendo delle fanatiche di birdwatching rimaniamo incantate dall'eleganza e dalla maestosità di questi animali meravigliosi. Come spesso diciamo "sembra che la Natura a volte faccia le cose apposta perché l'uomo le possa vedere e ne possa cogliere la bellezza". Perché i condor volano così vicini al ciglio della montagna e non più in là, dove non si possono vedere? Non c'è una risposta ed è così che deve essere.

Mirador Tres Cruces - Cañón del Colca  

Mirador Tres Cruces - Cañón del Colca  

Da qui in poi inizia il trekking vero e proprio nella vallata. Il primo giorno è tutta in discesa, dalla cima fino al punto più basso dove scorre il fiume. Sembra di scendere lungo un precipizio.

View of the trail in the Colca Canyon - Perù

View of the trail in the Colca Canyon - Perù

Il paesaggio è a dir poco spettacolare. Il sentiero è abbastanza ripido, scivoloso e stretto ma ti fa divertire fino a raggiungere il ponte che si trova in basso. Cogli l'occasione per mettere i piedi in acqua e ti rendi conto che, nonostante il caldo, è davvero congelata. È limpida come solo qui può essere.

La vegetazione invece è quasi desertica e, guardando la parete dal basso in alto, ti rendi conto davvero della profondità di questo "crack" nel pavimento. 

Colca Canyon - Perù  

Colca Canyon - Perù  

Ti rendi anche conto, di nuovo, di quanto l'uomo in realtà sia piccolo e insignificante ma terribilmente capace di affrontare anche i luoghi più impervi. Sempre e comunque incapace di rinnegare la sua natura di esploratore. 

La sera dormi in un'oasi all'interno del Canyon: l'Oasi Sangalle. Qui, dopo un tuffo in piscina, ti diletti ad osservare la luce del sole che se ne va fin troppo in fretta per essere sostituita da una pioggia di stelle.  

Il gruppo è misto e si parlano senza problemi italiano, francese, inglese e spagnolo mentre si cerca di insegnare a turno diversi giochi di carte tipici di ogni paese.

Il buio è totale e l'unica cosa che illumina il nostro cubicolo, definirlo bungalow è un po' eccessivo, oltre alle nostre torce, è una minuscola candela che ci è stata fornita dal proprietario. 

Non vola una mosca, non si sente un rumore che sia uno. Prima di coricarci salutiamo gli altri promettendo di essere cariche per la salita dell'indomani.

Nonostante l'aria che entra dalle fessure tra le canne di bambù di cui è rivestita la stanza, dormiamo come due bambine.

Day #3

Alle 5 siamo tutti pronti. La salita prevede un'ascensione di 1000 mt in solo 5km. Per chi non abbia idea di cosa significhi ciò che ho appena scritto, può pensare ad un muro, o ad una qualsiasi cosa molto verticale, e pensare di doverla superare. 

Colca Canyon - Perù  

Colca Canyon - Perù  

È tutto uno zig zag al buio. Ci si incrocia con molte persone ed un "Hola" non manca mai. Tra escursionisti c'è sempre molta solidarietà; specie, quando ad accomunarti alle altre persone, sono spesso dolori muscolari e mancanza di fiato. 

Vedi sorgere l'alba sopra il Canyon in un momento tra l'altro in cui su quel tratto di sentiero ci siete solo tu ed un bizzarro inglese. A malapena commentiamo quello che abbiamo di fronte ma non per stanchezza, no. Non commentiamo per lo stupore. Si inizia ad intravedere tutto ciò che sta dall'altra parte del Canyon: altri sentieri, altre montagne, altre storie. Si intravede all'orizzonte un altro viaggio, o, per lo meno, un viaggio che adesso è di qualcun altro. 

Near Chivay - Perù  

Near Chivay - Perù  

Stanche morte e con qualche spiccio ci fiondiamo sul pulmino per tornare ad Arequipa. Prima però ci fermiamo a vedere "I Tre Vulcani", le terrazze in cui il popolo della regione coltiva tutto ciò che riesce e un altro paesino delizioso composto per lo più da una chiesa e da bancarelle per turisti. Ci innamoriamo di una bambina bellissima che va in giro con il suo piccolo lama. Lo abbraccia come se fosse il suo migliore amico e si percepisce l'intima complicità di una coppia degna di un cartone animato tutto dedicato a loro.

 Una volta tornate imploriamo la proprietaria dell'ostello di farci fare una doccia ma l'unica cosa che otteniamo è un bagno con il lavandino situato nel ripostiglio. 

Visti i consigli degli altri viaggiatori che abbiamo incontrato lungo la strada ci eravamo fissate di voler andare ad Ica per fare sandboarding sulle dune vicino la costa nel deserto di Huacachina. 

Detto fatto decidiamo per la prima volta di andare in stazione con un taxi per la modica cifra di 7 soles, a malapena 2€. A quanto pare non esistono autobus solo per Ica e finiamo in quello diretto a Lima che, però, a quanto ci dicono, avrebbe fatto delle fermate intermedie. 

Day #4

Ci svegliamo con la pioggia che batte incessante sul finestrino. Le prime gocce di acqua di tutto il viaggio. Visto che l'ora si avvicinava a quella prevista per l'arrivo rimaniamo sveglie. Vengono chiamate un paio di fermate e dopo un po', incuriosite, chiediamo quanto manchi per Ica. 

La risposta che riceviamo era un qualcosa di simile al "l'abbiamo già passata" ma non la sentiamo troppo bene visto che inconsciamente ognuna delle due stava già pensando al "E adesso?". Le scelte erano due: scendere al volo e tornare indietro di pochi chilometri oppure tirare dritto, fare scalo a Lima e andare dove più volevamo, a Huaraz, nel mezzo della Cordillera Blanca. 

Visto il tempo e una sorta di inspiegabile magnetismo verso le montagne decidiamo di tirare dritto, il che implica altre 15 ore di autobus, quello che proprio volevamo evitare.

Arriviamo a Lima e ci troviamo spiazzate. La città è a dir poco gigantesca, 9.5 milioni di abitanti.

Il cielo è grigio, il traffico delirante, il suolo bagnato, l'aria densa e umida.  Sembra già tardo pomeriggio e, invece, sono solo le 12.30.

Contrariamente a ciò cui siamo abituate, qui non esiste un Terminal Terrestre - centrale - degli autobus in partenza. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che qui funziona tutto per compagnie, ma, ovviamente, non sai quali compagnie offrono quali servizi. Iniziamo a vagare negli isolati adiacenti sapendo che il tempo è un po' alle strette. Se non partiamo subito saremo costrette a fermarci tutto il giorno in giro con gli zaini e a partire la sera tardi. 

1, 2, 3, 4 tentativi. Tutto dannatamente pieno. Quelli che c'erano partivano tutti alle 12. 

Vaghiamo ancora e per un colpo di fortuna inaudito troviamo un autobus in partenza alle 13.30. Forse uno dei viaggi più traumatici di tutti ma sappiamo che è anche il penultimo che abbiamo da fare.

Stringere i denti sempre e comunque ed esercitare molta pazienza, queste le ricette per non odiare certe situazioni come: il furto di un piumino giusto prima di andare a fare un trekking a 4000mt tra le montagne o l'abitudine di molti di non usare gli auricolari e di mettere la musica che più gli aggrada in un bus di 80 persone come se fossero da soli anche alle 2 di mattina.

Arrivate a Huaraz tardissimo provvediamo a trovarci un ostello consigliato dalla Lonely Planet, poiché tutti gli altri che troviamo sono fuori budget.

Day #5  

Arrivando di notte non ce ne saremmo potute accorgere ma nel momento in cui dalla terrazza dell'ostello ci rendiamo conto di dove siamo, capiamo che forse era destino che quell'autobus non ci lasciasse ad Ica bensì qui. 

Il giorno di relax prevede delle cose fondamentali come: mangiare, organizzare il trekking per partire il giorno dopo e fare lo zaino per i prossimi quattro giorni. Considerate che siamo donne gente, quindi ci mettiamo un po', o almeno io, la compare è molto più rapida. 

Il nostro obiettivo è uno: completare il trekking di Santa Cruz lungo parte della Cordillera Blanca.

Affittiamo tutto: sacchi a pelo, materassini, tenda, fornelli, piatti e bombole del gas. Siamo eccitate come delle bambine la notte della vigilia di natale, anche se sappiamo che portare tutta quella roba sulle nostre spalle ogni tanto ci farà dannare. 

Compriamo poche cose da mangiare per lo più solubili e in busta. Insomma, materie prime degne di un ristorante stellato. 

Essendo sabato l'ufficio delle guide di Huaraz, dove si possono acquistare le mappe topografiche della Cordillera, è tristemente chiuso e questo ci costringe a partire senza mappa, o quasi.

Nel negozio dove abbiamo noleggiato l'attrezzatura ci forniscono una mappa che sembra essere stata disegnata da un bambino: camping uguale triangolo, laguna uguale cerchietto colorato scuro, sentiero uguale puntini che si susseguono. Manca qualunque altro riferimento topografico così come mancano distanze in chilometri e/o tempi di percorrenza. Facciamo qualche ricerca ma niente, non si trovano informazioni a riguardo, o, se si trovano si riferiscono solo al trekking in direzione opposta. 

Nevermind, passiamo la serata mangiando un chilo di gelato e provando a montare la nostra non bellissima tenda nel bel mezzo della camera del mitico Cayesh House. 

Day #6

Alle 6 di mattina siamo già su un combie con direzione Yungay, la prima tappa della giornata. Arriviamo dopo poco più di un'ora e un quarto e ancora prima di scendere e capire dove siamo, ecco che ci ritroviamo su un altro colectivo, stavolta con direzione Vaquerìa, ossia il vero inizio del trekking. 

La strada è completamente sterrata e per due ore non facciamo che sobbalzare su e giù, a destra e a sinistra. Capiamo subito il perché di un prezzo così "alto" per una tratta così breve rispetto al tragitto Huaraz-Yungay: arrivare alla fine è un mezzo miracolo.

Lungo la strada si iniziano ad intravedere le cime dei ghiacciai e senti un brivido che ti percorre la schiena, sai già che sarà fantastico.

Ad un certo punto, senza particolari annunci, veniamo scaricate letteralmente in mezzo al nulla sul ciglio della strada da dove apparentemente inizia il trekking. 

Ci appoggiamo fuori dall'unico bar/negozio/posto generico che c'è a Vaquerìa e conosciamo il proprietario, il signor Roberto, con moglie e figlio. Ci chiedono come potrebbero migliorare il servizio per i turisti e come siamo arrivate in un posto così sperduto. Gli facciamo un breve riassunto del viaggio, sia lui sia la moglie scoppiano a ridere dicendo che siamo delle extra-terrestri, e forse lo siamo. 

Ci domandano se possono farci una foto dicendo che vorrebbero iniziare a tappezzare la parete del negozio con i volti di tutti coloro che passano da lì e sarebbero felici che le prime fossimo noi. 

Ci prestiamo e li ringraziamo per i consigli che ci forniscono; ci allontaniamo verso il sentiero promettendo che un giorno saremmo tornate. 

Il primo giorno fa caldissimo, passiamo attraverso i villaggi irraggiungibili da mezzi a motore di Colcabamba e Haripampa. Sì, i nomi qui sono tutti così. 

Alcune bambine ci accompagnano nel tragitto e regaliamo loro matite e penne che avevamo comprato proprio in questa eventualità. Camminano per chilometri e chilometri a piedi semi scalzi nel fango e ti chiedi come sia possibile quando tu stessa tentenni su degli scarponcini da trekking. 

Passiamo accanto ad allevamenti di Cuy, i maialini che sono ufficialmente una prelibatezza nazionale, e dopo qualche ora arriviamo nel camping di Parìa. Ciò nonostante proseguiamo perché è ancora presto e preferiamo buttarci avanti con le ore di cammino per il giorno dopo. 

Arriviamo così al campeggio di Huaripampa verso le 5.30, montiamo la tenda e ci rendiamo conto di essere talmente stanche e sull'orlo dell'infreddolimento che non abbiamo il cuore di cucinare nulla.

Non c'è nessuno oltre noi due e il tramonto è solo nostro. 

Huascaràn National Park - Peru

Day #7

La mattina dopo ci svegliamo prestissimo, impacchettiamo tutto e sbagliamo sentiero. Ebbene sì, non capiamo assolutamente dove dobbiamo andare e ci inerpichiamo sulla parte sbagliata della valle. Usiamo gli obiettivi della macchina fotografica come binocoli e intravediamo delle persone che camminano lungo il sentiero, quello giusto. 

Come dei furetti li raggiungiamo e facciamo amicizia con questo trio americano che si stupisce del fatto che siamo completamente autonome, senza guida e senza muli che ci portino l'attrezzatura. 

Alziamo continuamente lo sguardo e vediamo dove si trova il Passo di Punta Union, a 4750 m. Dopo una salita stremante possiamo dire di avercela fatta. Il passo è davvero minuscolo, largo a malapena due metri. Ci arrampichiamo sulle pareti della fessura e ci sediamo a gustare il panorama straordinario che ci si presenta davanti, la Valle di Santa Cruz con le sue lagune. 

Santa Cruz Trek - Cordillera Blanca

Santa Cruz Trek - Cordillera Blanca

È tutto di colori talmente vivi e sgargianti che ti fanno quasi male gli occhi. Il bianco accecante della neve, il surreale azzurro delle lagune e l'incomprensibile giallo della vallata ti illudono di essere dentro un quadro. Ti senti un po' come il Viandante sul Mare di Nebbia. 

Alla tua destra si staglia il Monte Taulliraju con i suoi 5830 metri di altitudine, ed è dannatamente perfetto. 

Mount Taulliraju - 5830 mt.

Mount Taulliraju - 5830 mt.

Proseguiamo il cammino fino a raggiungere Taullipampa, dove ci fermiamo per la notte e ci divertiamo a fare esperimenti fotografici alquanto fallimentari mentre cerchiamo di destreggiarci fra mucche e mancanza totale di luce o cavalletti. 

Sostanzialmente scattiamo a caso e la cosa finisce più o meno così:

Taullipampa camp - Cordillera Blanca

Taullipampa camp - Cordillera Blanca

Day #8

Il giorno dopo i nostri amici ci salutano, devono accelerare il passo, hanno un aereo da prendere. Noi invece, testarde come siamo decidiamo di prendere anche una deviazione per allungare il cammino. Nascondiamo gli zaini lungo il sentiero sapendo che saremmo tornate poco dopo. 

Dopo circa un'ora di cammino raggiungiamo il campo base dell'Alpamayo con i suoi 5987 m. Questo è forse l'unico camping attrezzato di tutto il Parco Huascaran. Ci inerpichiamo su per un pendio e raggiungiamo la Laguna Arhuaycocha. Sentiamo parti del ghiacciaio infrangersi sulla superficie di questa piccola pozza d'acqua. 

Enormi pezzi di ghiaccio galleggiano ed è tutto una sfumatura di grigio, dal colore del cielo a quello del ghiaccio ormai sporco e vicino la riva. 

Iniziamo a sentire freddo e temendo che possa piovere ci affrettiamo a tornare sul sentiero iniziale. Pericolo scampato. Ci fermiamo a cucinare sul letto del fiume che d'estate scorre lungo la vallata e dopo poco ci rimettiamo in cammino. 

L'umido è allucinante. Veniamo attaccate da qualunque tipo di insetto che non ci lascia tregua e per un momento, molti momenti, siamo sull'orlo di una crisi di nervi. 

Tutto è bene quel che finisce bene. Ci godiamo la vista delle lagune e ci fermiamo nel camping di Llamacoral, l'ultima tappa prima del rush finale. 

Santa Cruz - Cordillera Blanca

Santa Cruz - Cordillera Blanca

Day #9

Efficienti come dei soldatini ingraniamo il passo e il 4 ore raggiungiamo la fine di tutto il trekking, Cashapampa. Non ne possiamo più di questi nomi perché li confondiamo e ci limitiamo a chiamare questa località con il generico nome di "Santa Cruz". 

Un gentilissimo ragazzo di nome Roberto, una delle guide che più volte avevamo incontrato durante il viaggio, ci dice che se ci serve un passaggio la sorella lavora con i colectivos e ci potrebbe aiutare ad arrivare fino alla prima città utile, Caraz. 

Ci facciamo dare un passaggio da un improbabile soggetto che a bordo della sua Mondeo del 1994 ha già quattro persone: una donna seduta sul freno a mano con accanto il marito e dietro una coppia di anziane signore belle piazzate. 

Il viaggio sembra infinito, per un'ora intera andiamo con questa assurda vettura giù da questi tornanti sterrati con caldo e polvere che ci assillano. 

La situazione si complica quando carichiamo un'altra donna nel bagagliaio che si apposta tra i nostri due zaini. Vorrei sottolineare che ovviamente il baule era rotto e l'unica cosa che lo preveniva dall'aprirsi era una misera cordicella. 

Ma non è finita, no. A Caraz dobbiamo fare l'autostop per trovare un pulmino che ci porti a Huaraz, cosa che succede in relativamente poco tempo. 

Una volta rientrate in Ostello non facciamo troppi complimenti o richieste e sfruttiamo a pieno la doccia, sì, non ci lavavamo da quattro giorni. 

Tempo di organizzare la partenza e realizziamo di aver percorso la bellezza di 40km con gli zaini in spalla. Ma ora basta, è tempo di riposare. 

Day #10

Arriviamo a Lima la mattina molto presto, verso le 6.30. Il cielo è sempre grigio e il tempo somiglia a quello di Santiago del Cile. Ci rifugiamo dalla pioggerellina nell'ostello 1900 Backpackers dove facciamo colazione e dove, nel pomeriggio, seguiamo una lezione di cucina per imparare a preparare il Ceviche. 

Non solo, pur stanche decidiamo di cogliere l'occasione per andare a un Free Tour organizzato dai ragazzi dell'ostello. Camminiamo lungo le strade principali di Lima, passando, ovviamente, per Plaza de Armas e impariamo di più sulla storia politica del paese. 

Rimaniamo esterrefatte dalla disuguaglianza di cui ci racconta quel pazzo della nostra guida. A quanto pare parte della popolazione di Lima che vive al di là di una delle colline della città si trova in una sorta di ghetto/favela e tra poco, in parte, verrà espropriata delle proprie case per la costruzione di un tunnel.

Una volta rientrate in ostello senza nemmeno dover dire nulla ci buttiamo a letto e dormiamo fino alla mattina dopo, ancora vestite. 

Day #11

È il 17 agosto e l'indomani si parte. Una alla volta del Brasile e l'altra alla volta di Buenos Aires per poi rientrare in Italia. Ci rendiamo conto che dobbiamo fare degli acquisti dell'ultimo minuto. Gli ultimi ricordi tangibili che porteremo con noi o che dedicheremo a qualcuno. 

Non deludiamo nessuno e torniamo in ostello cariche di roba. 

Decidiamo di andare a mangiare sushi nel quartiere ricco di Lima, Miraflores, che sembra una città degli Emirati Arabi. Il lusso contrasta con la vita del peruviano medio di tutti i giorni. Ci sono casinò, alberghi di lusso, ristoranti, centri commerciali iper moderni, macchine costose e tutto ti sembra un po' fuori luogo. Pensiamo di aver speso chissà cosa e invece ci siamo talmente abituate ad accontentarci di poco che non ci rendiamo conto di aver fatto una cena completamente normale.

Rientrate in albergo prepariamo gli zaini e organizziamo il trasporto per l'indomani all'alba per l'aeroporto. Facciamo i conti di quello che abbiamo speso e siamo contente di essere state brave backpackers. Cinque settimane ci sono costate - tutto incluso - 1100 euro; questo per dire che uno se vuole si può fare dei viaggi della madonna senza spendere tutti i suoi risparmi. 

Beviamo Pisco Sour tutta la sera e ci godiamo gli ultimi momenti. 

Day #12

Ebbene il D-Day è arrivato. Ce ne rendiamo conto nel momento in cui io devo andare a sinistra e lei a destra nel corridoio dei Gate dell'aeroporto. 

Le emozioni sono molte e diverse. Sappiamo che ci rivedremo, quello è scontato. Il problema è che il viaggio è finito, l'avventura è giunta al termine. L'ennesima delle nostre convivenze anche questo giro si è dovuta arrestare. Per cinque settimane abbiamo respirato la stessa aria, camminato sulle stesse strade, visto le stesse meraviglie del mondo. Non sono molte le persone con cui si possono condividere - godendosele - esperienze simili. Anzi, direi che quelle persone ognuno le può contare al massimo sulle dita di una mano. 

Nessuna delle due aveva mai condiviso tanto tempo esclusivamente con una sola persona, la propria roccia. 

Nemmeno eravamo partite che già pensavamo a dove saremmo volute andare da lì, di nuovo in Sud America, magari tra qualche anno.

Non so ancora se e quando andremo dove, ma sono certa del fatto che sarà un'altra avventura indimenticabile che mi cambierà la vita, proprio come questa.

Muchas gracias amiga. Hasta nuestro proximo viaje.  

 

Sulla strada per Machu Picchu

Day #1

Sveglia presto, forse anche troppo visto che come al solito, in Perù la lentezza è la regola madre di qualunque cosa. 

Le code sono infinite, le tempistiche dei ristoranti ti fanno quasi passare la fame e ogni volta che chiedi spiegazioni o indicazioni devono passare almeno cinque minuti e qualche consultazione con gli amigos. 

Anyway, ci dirigiamo al porto di Puno e iniziamo la nostra navigata del lago Titicaca. Dopo poco raggiungiamo l'isola di Uros. Una trappola per turisti costruita ad hoc. Uros è una microscopica Isola flotante, ossia costruita solo con delle canne del lago che devono essere continuamente sostituite per non far crollare il tutto. 

La trappola continua mentre ti fanno fare un giro su una delle imbarcazioni tradizionali del lago, costruita allo stesso identico modo dell'isola e delle abitazioni. 

Isola di Uros, Puno - Lago Titicaca

Isola di Uros, Puno - Lago Titicaca

Il termine che troviamo per descrivere questa cosa è "pittoresco", a dir poco. 

Dopo un altro paio d'ore di navigazione su questo immenso blu giungiamo alla ben più bella Isola di Amantani. 

Lì c'è una famiglia locale pronta ad accoglierci. Dopo pranzo e dopo un piccolo momento di descanso decidiamo di andare a fare una passeggiata fino in cima per vedere il tramonto. 

Il panorama è spettacolare. Rimaniamo vagamentissimamente con un po' di amaro in bocca perché i nostri cuori sono già stati conquistati dall'Isola del Sole. 

Nulla toglie che la vista sulle montagne delle Cordilleras e questi riflessi tali per cui l'acqua sembra diventare bianca come il salario è pazzesca. 

Isla Amantani - Perù 

Isla Amantani - Perù 

Ci godiamo una stellata meravigliosa, lontani da qualsiasi tipo di illuminazione o di rumore di alcun tipo. 

C'è un silenzio quasi assordante. 

Day #2

La mattina dopo ci imbarchiamo quindi per andare a visitare l'Isola di Taquile. 

Risaliamo la costa e l'entroterra a piedi e capitiamo in mezzo a dei festeggiamenti in occasione delle Fiestas Patrias (28-29 luglio), nonché i giorni nazionali dell'indipendenza del Perù. 

Fiestas Patrias, Isla Taquile - Perù 

Fiestas Patrias, Isla Taquile - Perù 

I colori degli abiti sono straordinari. Le piume dei cappelli sono tutte tinte a mano. Le gonne delle donne del posto hanno non si sa bene quanti strati, e quando ruotando, vedi tutti i colori a cui riesci a pensare. 

È come se il nero dei loro vestiti svanisse in mezzo a questa giungla di sfumature.

Rispetto alla Bolivia dove non c'è esattamente un "costume" tradizionale quanto più un "modo di vestire tradizionale", qui in Perù invece gli abiti hanno un che di celebre e carnevalesco allo stesso tempo. 

Le gonne sono spesso decorate, così come i corpetti e i diversi cappelli a seconda della comunità di appartenenza. 

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Rimaniamo a guardare lo spettacolo e poi siamo costretti ad andarcene perché la barca ci aspetta. 

Andiamo in stazione a cercare un autobus per Cuzco ma è solo un po' più tardi la sera, optiamo quindi per un aperitivo in città al gusto di Pisco Sour - il drink tipico - è una cena al volo. 

Ovviamente non ci conteniamo nemmeno per scherzo e facciamo il viaggio con la pancia bella piena e una bella sensazione di ebrezza.

Day #3

Arriviamo a Cuzco prestissimo.. Parliamo a mala pena delle sei della mattina. Per perdere del tempo e arrivare un po' più tardi all'ostello decidiamo di andare, per altro come al solito, a piedi fino in centro. 

Qui in Sud America per essere sicuri di arrivare davvero all'ombelico di una città ci vuole poco: basta chiedere indicazioni per Plaza de Armas. In qualunque pueblo o città il nome della piazza principale è sempre questo.

Plaza de Armas, Cuzco - Perù 

Plaza de Armas, Cuzco - Perù 

 Appena entrati in Avenida El Sol ci rendiamo conto che Cuzco è un piccolo gioiellino. Gli edifici si vede che sono di impianto coloniale. I colori delle porte sono spesso di un blu che ti aspetteresti di vedere in Grecia o in Marocco e che contrasta benissimo con il bianco dei palazzi. 

Il traffico è super ben gestito ed è piacevole girare tutta la zona intorno alla Plaza andando a piedi. 

È arrivato il momento di organizzare la nostra visita a Machu Picchu. 

Ma il bello è proprio qua: come si arriva effettivamente in questo posto mitico? Dove sta esattamente? Come si sale su quella tanto fotografata montagna? 

Per essere un sito così famoso è di una complicatezza logistica davvero impressionante. 

Solo l'acquisto del biglietto è snervante. La fila dura ore e il ticket può essere acquistato solo online (con procedure improbabili per dimostrare che una persona è uno studente e, per di più, il sito non è disponibile su dispositivi mobili) oppure nel solo ufficio per la cultura e il turismo di tutta Cuzco. 

Le agenzie ti abbordano per offrirsi di acquistartelo a patto che ovviamente tu "restituisca il favore" comprando almeno una parte del loro pacchetto.

A volte i compromessi sono d'obbligo, specie qui dove, davvero, centinaia di operatori turistici in tutto lo stato vivono di questo. 

Pattuiamo di prendere il bus dell'agenzia dalla Valle Sagrado (Ollantaytambo) fino a Idra Elettrica e poi di camminare a piedi fino ad Aguas Calientes. Odissea in Perù. 

Valle Sagrado, Perù 

Valle Sagrado, Perù 

Day #4

Prendiamo con calma in mattinata un mini bus per Ollantaytambo da una non-stazione a una ventina di minuti dal centro di Cuzco. Il viaggio lascia già intravedere le bellezze naturali di questa zona del paese.  

Dopo poche ore arriviamo in questa bellissima città Inca la cui pianta è, non scherzo, una pannocchia.  

Da ogni punto del microscopico paese si intravedono le rovine che si stagliano sulla montagna. Inizialmente non ne comprendiamo la forma ma poi, grazie ad un anziano signore del nostro ostello, ci viene spiegato che in realtà le rovine hanno la forma di un lama. Ogni mattina il sole sorge in corrispondenza dell'occhio dell'animale, illuminandolo poi tutto piano piano. 

Ollantaytambo - Valle Sagrado, Perù 

Ollantaytambo - Valle Sagrado, Perù 

Trascorriamo la giornata bighellonando in giro e ci riempiamo gli stomaci prima di andare a letto, forse non ben consapevoli della sfacchinata che ci aspettava.

Day #5

Il bus che doveva venirci a prendere alle nove si presenta in realtà alle undici passate. Un po' nel panico perché convinti di non avere il passaggio ci attacchiamo al telefono con l'agenzia perché si mettesse in contatto con l'autista. 

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Ovviamente all'estero usare il proprio cellulare è sostanzialmente proibitivo quindi ci affidiamo alla bontà degli abitanti della città che in gruppo ci accerchiano e ci offrono tutto l'aiuto di cui abbiamo bisogno, tra cui l'uso di un cellulare. 

Direte, beh è normale.

No. 

Qui, dove se potessero ti farebbero pagare anche l'aria che respiri, un gesto simile è qualcosa di davvero piacevolmente inaspettato. 

Alla fine la cosa si risolve e arriviamo un po' in ritardo sulla tabella di marcia ad Idra Elettrica. Questo posto è l'incrocio tra un parcheggio in costruzione, una centrale di polizia e la stazione di Riccione il 15 di agosto. 

Iniziamo la nostra camminata lungo i binari della ferrovia e anziché metterci 3 ore come previsto, giochiamo a fare speedy gonzales e ce ne mettiamo appena due. 

Idra Elettrica - Aguas Calientes, Perù 

Idra Elettrica - Aguas Calientes, Perù 

La camminata è tremendamente piacevole e facile per le gambe. Si attraversa a piedi tutta la valle girando intorno alla montagna di Wayna Picchu arrivando così proprio ai piedi della montagna. 

Tutta la fretta che abbiamo è palesemente dettata da un fattore: quello di ostinarci a non prenotare mai un ostello e di voler quindi arrivare prima di tutti i vari gruppi in città.

Dopo una rapida doccia ci buttiamo a letto: la sveglia è alle 3.40 di mattina, sì, alle 3.40 di mattina. 

Day #6 - Machu Day 

Un po' eccitati come i bambini a Natale e un po' di controvoglia come se dovessimo andare a scuola alle 4 di mattina ci fiondiamo fuori dall'ostello nel buio più pesto verso "El Puente", la partenza del sentiero. 

Arrivando tra i primi aspettiamo un'ora perché il sentiero apra. 

Alle 5 iniziamo a salire. 

Senza torcia non si vedrebbe assolutamente nulla. Il sentiero è tutto di alti scalini in pietra che mettono davvero a dura prova i tuoi quadricipiti. 

L'aria è così densa e umida in mezzo alla foresta della montagna che fai fatica a respirare. 

Alba a Machu Picchu, Perù 

Alba a Machu Picchu, Perù 

Dopo 50 minuti raggiungiamo le porte della città. 

Dico a Pierre che se mi vedesse piangere per l'emozione non si dovrebbe impressionare. 

Alle sei spaccate i tornelli si aprono, dopo solo qualche altro minuto eccola lì. 

Machu Picchu, Perù 

Machu Picchu, Perù 

 La meta più ambita di tutto il Sud America è davanti a te e tu sei completamente esterrefatta. 

Non piangi, ma forse provi emozioni ancora più forti di quelle che qualche lacrima possa esprimere. 

Il verde dei prati della città sembra colorato con un pennarello Giotto. Le pietre trasudano di storia, solennità e magnificenza. 

Wayna Picchu e Machu Picchu (città), Perù  

Wayna Picchu e Machu Picchu (città), Perù  

Costruire qualcosa di simile a quell'altitudine non è un impresa da tutti i giorni. È il classico esempio di brillantezza dell'impegno umano. 

Ci aggiriamo per il sito per una buona ora e mezza prima dell'arrivo di tutta la folla. Vediamo il sole sorgere mentre siamo presi dai lama che li pascolano indisturbati. 

Ti sembra di essere in un film. 

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 Per un momento ti avvicini alla porta che conduce a Wayna Picchu, situata proprio sulla montagna in fondo al villaggio. 

Esatto, la montagna che tutti vedono fotografata non è Machu Picchu, bensì Wayna Picchu.

La vera montagna Machu Picchu, quella che iniziamo a scalare verso le 7.30 di mattina è in realtà quella che sta alle spalle della città, ed è molto, molto più alta. 

Anche il secondo sentiero per arrivare fino alla cima è tutta una scalinata di pietra. 

Dopo 50 minuti di camminata, ormai al sole, raggiungiamo la bandiera che si trova sul punto più alto della montagna. 

Vista dalla montagna Machu Picchu, Perù 

Vista dalla montagna Machu Picchu, Perù 

 A parte la meravigliosa vista che questo posto ti offre, è il momento il cui, avendo tutta la vallata ai tuoi piedi, ti rendi davvero conto di tutti i passi che hai fatto nell'ultimo giorno e mezzo e non ti sembra vero. 

Segui con lo sguardo il corso del fiume da Idra Elettrica fino ad Aguas Calientes, vedi Machu Picchu ai tuoi piedi, così piccola dall'alto che davvero ti chiedi come si siano sentiti gli Spagnoli quando sono arrivati qui. 

Da sinistra a destra il cammino di 18 km da Idra Elettrica ad Aguas Calientes, in basso a sinistra la città di Machu Picchu.

Da sinistra a destra il cammino di 18 km da Idra Elettrica ad Aguas Calientes, in basso a sinistra la città di Machu Picchu.

Il relax dura poco, dobbiamo letteralmente correre ad Idra Elettrica entro le 14.30 per non perdere il bus che ci riporti a Cuzco. 

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Non si sa come ma le nostre gambe, sebbene stanche e sfinite, ci fanno arrivare prima delle 13. 

 Facciamo qualche tentativo di ripulirci in un lavandino, mangiamo qualcosa e poi ci concediamo dieci minuti su un'amaca. 

Trovare il nostro bus è un'altra sfida alla peruviana. Ce ne sono una trentina, tutti bianchi e senza nessun logo. È il classico caso in cui facendo tutto senza una guida devi smazzarti un po' e andare personalmente a chiedere ad ogni autista se in lista hanno altri 3 passeggeri, noi.

Il viaggio per tornare a Cuzco sembra non finire mai. Il pulmino è piccolissimo, siamo sudati, stanchi e infreddoliti. 

Corriamo in ostello ed è anche finita l'acqua calda, ci mangiamo l'ennesimo hamburger della vacanza e andiamo a letto senza ancora esserci resi conto di tutto quello che abbiamo fatto, camminato e ammirato.  

La mattina dopo Pierre riparte per Buenos Aires e il trio torna ad essere un duo.  

Prossima fermata: Arequipa. 

La Paz e il Lago Titicaca

Day #1 

Arriviamo con qualche ora di ritardo rispetto al previsto dopo aver passato valli e montagne nella regione antistante la città. 

Stanche e puzzolenti (si, non siamo sempre acchittate come delle principesse) ci dirigiamo al Loki Hostel, fortunatamente molto vicino alla stazione degli autobus. 

Lì incontriamo un amico francese della compare conosciuto a Buenos e insieme ci dirigiamo alla scoperta di questa città a tratti fantomatica a tratti mitica a tratti ineffabile.

Iniziamo a camminare su e giù per le vie del centro vicino Plaza San Francisco. La città si trova, mediamente, a 3660 mt di altitudine e vi assicuro che ognuno di quei saliscendi è una tortura, specie quando hai una macchina fotografica che pesa come un neonato e devi stare sempre un po' allerta. 

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Certo, nel vedere tutte le donne boliviane portare sulle spalle enormi coperte colorate piene di non si sa mai bene cosa, non puoi che sentirti ridicola per un misero zainetto o per la minima fatica, e così sali, sali e ancora sali per queste strade infinite. 

La zona di Calle Santa Cruz e Calle Murillo è tutta un mercato. Oltre a quello "vero" la strada è un turbinio di "compra, compra, compra!" degli oggetti più disparati: utensili da cucina, feti di lama, cioccolatini, biancheria: davvero, qualunque cosa a cui possiate pensare lì, in quelle strade, la troverete. 

Stanchi e un po' infreddoliti ci viziamo con una cena tex-mex vagamente fuori budget (parliamo di 10€ a testa), considerando che in Bolivia ti puoi sfamare con un menù a 10-12-15 BOB. 

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 Del primo giorno a La Paz non hai capito assolutamente nulla. Non ti capaciti di come gli unici mezzi di trasporto siano dei bus o mini van sconclusionati che vanno da una parte all'altra della città. Non ti capaciti del fatto che ovunque ti trovi quello che vedrai in alto saranno sempre delle montagne innevate. Non ti capaciti del turbinio di gente, rumori, odori e colori ma ne sei tremendamente affascinata. 

Ti senti "persa" perché non sai se hai colto la vera anima della città. 

Day #2

Dopo le solite questioni cambia soldi/controlla gli orari dei pullman per la prossima meta, ti dirigi in una piccola agenzia per prenotare le bici per "El Camino de la Muerte" (ci torneremo fra poco). Torni esattamente all'ora che ti era stata indicata e non trovi nessuno. Pranzi lì accanto e, ancora, nessuno nei paraggi. È in questi casi che devi essere un po' flessibile, paziente e farti da spalla con i tuoi compagni di viaggio. 

Riusciamo a sganciare il cash e andiamo disperatamente in cerca di un bel punto panoramico da cui provare a vedere meglio la città, se non altro per capirne la vastità territoriale e culturale. Camminiamo per un paio d'ore e arriviamo dove la Lonely ci aveva consigliato. 

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Rieccoci con la flessibilità. Le guide di LP vengono periodicamente mandate in ristampa ma visto il ritmo sorprendente a cui La Paz, come altri posti nel mondo, si stanno trasformando è sempre utile usare l'istinto e avere un briciolo di curiosità. 

Per esempio: se vedete un enorme teleferica che sulla cartina non si sa nemmeno dove finisce ma che presumibilmente sarà molto in alto, non ci volete salire? 

Così camminiamo per un'altra buona oretta e ci addentriamo nel quartiere di Sopocachi, una delle zone più ricche della città. 

Saliamo sulla linea gialla di quella che scopriamo essere un progetto di sviluppo per la città. Ebbene si, anziché costruire una metropolitana, cosa che sarebbe molto difficile se non impossibile vista la conformazione della città, si è optato per una rete di teleferiche con diverse stazioni in punti strategici. 

L'appalto è stato dato a Doppelmayr e ovviamente pensi subito alle Dolomiti. L'unica cosa che non ti quadra è l'irrisorio prezzo del biglietto visto il costo che l'impianto deve avere. 

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Una volta arrivato in cima non puoi credere ai tuoi occhi, altro che Mirador. Vedi La Paz in tutta la sua grandezza. Le migliaia di case in mattoni a vista mai finite di costruire, i tetti in lamiera, i panni appesi, le strade che si inerpicano sopra i pendii, le scale che congiungono tutte le altre case che non danno sulle strade, e, ovviamente, le vette delle Cordilleras sempre bianche. 

Forse La Paz ora l'hai capita. Sì, perché quel brivido lungo la schiena non è mancato. 

Purtroppo devi correre via perché la sera hai deciso di andare a vedere il Wrestling delle Cholitas, donne in abiti tradizionali che combattono nella maniera più finta mai vista. 

A parte le risate che ti fai mentre sorseggi una birra il tutto ha del paradossale e del rocambolesco. Sopratutto ti chiedi come questa possa essere una delle principali attività turistiche della città. 

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Day #3

Dopo qualche ora tra ritrovo con l'agenzia, colazione e viaggio in mini bus arriviamo a La Cumbre. 

Lì, a 4650 metri di altitudine inizia la tua discesa in bicicletta di 67 km verso Coroico. I primi 21 km sono tutti su strada asfaltata e ti ci butti a 70-80 km/h senza nemmeno pensarci troppo. 

L'adrenalina ti arriva a livelli probabilmente sconsigliati, ma forse è una delle cose più divertenti che tu mai abbia provato. 

Dopo una piccola pausa inizia la parte tosta: i restanti 46 km sono tutti su strada sterrata nella foresta degli Yungas. Il clima è umido come nella giungla, la nebbia fitta, la vegetazione tropicale, il terreno completamente a cavallo tra il pietroso e il fangoso. 

Yungas, Bolivia

Yungas, Bolivia

Tieni la bici talmente salda che arrivi a fine giornata con una simpatica vescica nel bel mezzo del palmo della mano che brucia come il sale su una ferita. 

Stanca, sporca di fango, polvere, terra e acqua scendi fino al minuscolo villaggio di Coroico a 1200 mt di altitudine. Come dice qualcuno "il culo del mondo". 

Nonostante sia stata dichiarata da anni la strada più pericolosa del mondo, El Camino, è ancora molto utilizzato dalla gente del posto. I sensi di marcia sono invertiti, in discesa devi mantenere la sinistra, ovviamente il lato del precipizio. 

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 Alla fine si va di birra, buffet e un ritorno infinito in mezzo ad una nebbia che farebbe invidia a quella della Val Padana a novembre. 

La sera, rientrati a La Paz, ovviamente non vi reggete in piedi. È il momento per il mate di coca e una partita a carte. 

Day #4 

Copacabana - Lago Titicaca 

Lasci la Paz e dopo qualche ora costeggi le sponde del Lago Titicaca, il più alto lago navigabile al mondo. Scendi e vedi il tuo bus che viene caricato su una precaria imbarcazione per passare lo stretto del lago e ti chiedi come dopo pochi metri non sia ancora affondato.

Arrivi a Copacabana e trascorri il pomeriggio passeggiando e arrampicandoti quà e là cercando di capire effettivamente quanto sia immenso questo posto. 

Ma c'è un problema: come per tutti i paesaggi che la Bolivia ti ha già regalato, l'unica parola che può descrivere a pieno ciò che vedi è  infinito . 

Infinito sono le sfumature di blu.

Infinito è il cielo sopra di te.

Infinito è tutto quello che vedi davanti a te e che ti immagini possa esserci oltre. 

Riva di Copacabana - Lago Titicaca, Bolivia

Riva di Copacabana - Lago Titicaca, Bolivia

È solo l'inizio. 

Day #5 

L'escursione all'Isola del Sole è un must. Qui i colori non hanno bisogno di saturazione. È tutto piacevolmente autentico e selvaggio.  

La barca ti lascia nella parte nord dell'isola ma decidi di voler andare a dormire a sud. Il trekking in totale ti prende più o meno cinque ore. Non è assolutamente stra impegnativo ma altitudine, sole e nausea non aiutano.  

Nonostante le condizioni fisiche i panorami che questo posto ti permette di assaporare valgono ogni goccia di sudore.  

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Arrivi finalmente a sud, dopo aver pagato la bellezza di 3 pedaggi, uno per ogni comunità che popola l'isola, e a Yumani ti senti in cima al mondo.  

È un posto dalla tranquillità esagerata, fuori da ogni canone. È talmente bello che non c'è bisogno alcuno di parlare. Puoi solo stare a guardare mentre la luce del sole cala su un'altra indimenticabile giornata della tua vita.  

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Day #6 

Da bravi farlo chi in vacanza perdete l'unico collegamento per l'Isla de la Luna e decidete quindi di rientrare a Copacabana. Da lì prendete l'autobus per Puno, città sulla sponda peruviana del lago e in men che non si dica sono aumentati nuovamente i timbri sul vostro passaporto. 

Domani sarete ospiti di una famiglia peruviana su un'isola artificiale completamente costruita con le canne che crescono sulle sponde del lago.  

Next post: Sulla strada per Macchu Picchu. 

 

Popoli del mondo - Bolivia

Cochabamba  

Arriviamo la mattina presto dopo una doppia traversata notturna in bus per un totale di 13 ore. Rispetto a Uyuni, piccola città esclusivamente funzionale al turismo, Cochabamba è un bordello. Un bordello di colori, suoni, persone, autobus, bancarelle, cibo, immondizia, insegne ecc.  

Cochabamba - Bolivia

Cochabamba - Bolivia

È settimane che leggo questo nome sulla guida e che ne sono intrigata ma in realtà non sapevo bene cosa aspettarmi. I cellulari sono scarichi e comunque non abbiamo internet. Decidiamo di incamminarci verso il centro e troviamo dopo poco un ostello. Il coma è vicino e dopo pranzo optiamo per una pennica.

Cochabamba - Bolivia

Cochabamba - Bolivia

Più tardi andiamo a zonzo per il centro volendo poi arrivare in cima alla collina de El Cristo de la Concordia dove si trova la più grande statua di Cristo al mondo dopo quella di Rio de Janeiro. Chiediamo informazioni a una mezza dozzina di Cochabambanos, sì, gli abitanti di Cochamaba si chiamano così, e tutti ci indicano una direzione diversa per salire. Istinto e semplicità ripagano perché seguendo con gli occhi la statua di Cristo dal basso ci ritroviamo alle pendici della teleferica. 

Quando sei un backpacker, o mochilero che dir si voglia, devi tenere sottocchio il budget. Niente taxi, solo mezzi pubblici o a piedi. Niente ristoranti, solo piccoli bar o mercati dove fare la spesa e cucinare in ostello. Di qui la folle decisione di salire a piedi 1250 scalini a 2500 e passa metri di altitudine per vedere il tramonto sulla città. 

Inutile dire che nonostante la fatica indicibile ne sia valsa ovviamente la pena. 

Vista dal Cristo della Concordia, Cochabamba- Bolivia

Vista dal Cristo della Concordia, Cochabamba- Bolivia

Da lassù ti rendi effettivamente conto delle proporzioni della città. Vedi tutte le montagne vicine innevate e sei abbastanza lontano dal caos del traffico per sentire i fuochi d'artificio di una delle mille feste che qui si festeggiano.  

Torni in ostello e sei talmente stanco che solo l'idea della cena ti sembra un miraggio.  

Day #2 

Ti svegli prima del previsto e con alcuni dei compari decidi di andarti a procacciare del cibo per colazione. Con una miseria ti tratti come una regina e decidi di assaggiare quante più cose possibili.

Ci sono una decina di bancarelle nella piazza ed emanano tutte un fortissimo odore di zucchero.  

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Non contenti andate a fare un giro e vi concedete un succo d'arancia che vi viene venduto dalla tipica donna boliviana. 

Pelle scuro-olivastra, zigomi pronunciati, capelli neri come la pece sempre raccolti in due trecce cui ciascuna appende qualcosa di diverso, gonna a vita alta, talvolta una sorta di grembiule, scarpe basse e, rigorosamente, un cappello. 

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Il programma della giornata prevederebbe una gita al Parco Tunari. Mentre ci avviamo verso la zona del mercato da cui - in teoria - dovrebbe passare un bus che ci porti fin li ci rendiamo conto che forse è un po' tardi e che il nostro pomeriggio potrebbe essere andato all'aria. 

Ti addentri per alcune stradine e all'improvviso senti una musica fortissima, quasi assordante. 

Ti bastano pochi secondi e capisci di essere finito in mezzo a qualche tipo di celebrazione. 

La scena è uno spettacolo di colori per gli occhi: la banda veste rosso e bianco, le donne si dividono tra l'azzurro e il rosa, gli uomini si preparano ad indossare il loro costume bianco e giallo, con tanto di piume e maschera, e i bambini sembrano pronti per il carnevale.  

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Iniziamo a parlare con la gente che aspetta che la festa inizi e che ci spiega che tutto questo trambusto è in onore della "Vergine del Carmine". Non passano cinque minuti che veniamo coinvolti e iniziamo a bere le prime di quelle che saranno, poi, fin troppe cervezas.

Dopo un po' ecco che tutto è pronto. Le bambine sono perfette come delle bambole di porcellana e si vede l'orgoglio sui visi delle loro madri come se questo fosse il saggio danza di fine anno. 

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I bambini hanno finito la merenda e gli adulti continuano a bere birra come se fosse acqua. 

Tutti continuano a buttare per terra la schiuma e ti chiedi il perché. " È per Pachamama. È un invito continuo al rigenerarsi della terra"  ti narrano. 

E così ha inizio la danza. 

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Non dura tantissimo ma è senz'altro intensa ed emozionante.

C'è caldo in maniche corte ma resistono tutti fino alla fine della parata, specialmente i bambini, in prima fila. Seri, determinati e bellissimi. 

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Ora della fine sono tutti mezzi ubriachi, pieni di coriandoli, stanchi e affamati.

Ci invitano ad unirci al loro banchetto, ci danno da mangiare, continuano a farci bere birra e alla fine ci regalano anche una bottiglia di rum a testa come ricordo.

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Ci tengono a farci sentire parte della festa. Non come ospiti o, peggio, stranieri ma come loro "pari". 

È stato il classico colpo di fortuna, o forse era destino che incontrassimo queste persone per avere un vero assaggio della cultura boliviana. 

Lo stereotipo classico che molti hanno è che questo popolo sia di indole scontrosa e scorbutica. Certo, magari ad alcuni i turisti non piacciono, ma direi proprio che invece molti sono di indole premurosa, gentile e generosa. 

 La notte ci facciamo un'altra traversata sul mitico bus Guadalupe Express in direzione Sucre.

Sucre   - la città bianca

La seconda capitale della Bolivia dopo La Paz  è di un bianco pressoché abbagliante. Bella, forse anche bellissima. 

Sucre - Bolivia

Sucre - Bolivia

Trascorriamo la giornata passeggiando per le mille strade del centro. È il posto ideale per un po' di relax vista la vita eclettica che vivrai tra poco a La Paz.  

Ci divertiamo ad andare in giro per il mercato, provando strani frutti, assaggiando formaggi e optando poi per fare la spesa e cucinare a casa. 

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Alcuni sapori sono aspri, altri forse troppo dolci, altri ancora non sapresti nemmeno descriverli.  

Ti arrampichi su lunghe strade in salita per vedere il tramonto da Recoleta. 

Vorresti rimanere molto di più ma la tabella di marcia incalza. È ora di andare. 

Next post: La Paz. 

Fede

Bolivia: fuori dal tempo e dallo spazio.

Day #1

Ci svegliamo la mattina prestissimo e aspettiamo che il pulmino dell'agenzia ci passi a prendere. Sono le 7 e fuori è ancora tutto completamente buio. Mandi gli ultimi messaggi di saluto perché sai che per 3-4 giorni sarai letteralmente  in mezzo al nulla. 

Il mitico Luìs raccoglie tutti quanti e insieme ci dirigiamo all'ufficio della dogana al confine con la Bolivia. A quanto pare, a causa di un incidente, la strada, l'unica che porta in Bolivia è bloccata. 

Passano le ore, inizi a conoscere i tuoi nuovi compagni di avventura, la frontiera è di nuovo accessibile.  

Confine Cile-Bolivia

Confine Cile-Bolivia

Timbrata l'uscita dal Cile entriamo subito in territorio boliviano dove dobbiamo pagare 150BOB a testa (15€) per entrare nel parco. 

Non passano cinque minuti che già ti rendi conto di essere in uno dei luoghi sacri della terra. Non c'è una strada vera e propria, i driver sanno la rotta quasi a memoria.  

Esterrefatti dalla bellezza di questo misto tra altopiano, ghiacciaio e deserto ci dirigiamo verso la nostra prima tappa: la Laguna Blanca. 

 

Laguna Blanca - Bolivia

Laguna Blanca - Bolivia

Sembra uno specchio gigantesco, le montagne e gli uccelli si riflettono perfettamente sulle acque in superficie. È solo la prima di tante cose che vanno al di là di ogni immaginazione. 

Segue infatti dopo pochissimo la Laguna Verde, ai piedi dello strepitoso Licancabur, il vulcano al confine tra Cile e Bolivia visibile per chilometri e chilometri.

Laguna Verde - Bolivia

Laguna Verde - Bolivia

 Passi poi per il cosiddetto "Deserto di Dalì". Sembra davvero di essere dentro uno dei suoi capolavori, dentro uno dei suoi sogni. Qui la sabbia si mischia alla neve, il sole al freddo gelido e non sai più dove sei finito.

Deserto di Dalì - Bolivia

Deserto di Dalì - Bolivia

Il paesaggio non fa che mutare di chilometro in chilometro. La cosa più affascinante è la sinuosità dei vulcani, delle dune, della sabbia, delle lagune, e anche delle rocce. Non c'è nulla di spigoloso o pungente nei lineamenti del paesaggio. 

 È una carezza continua, è un posto che ti culla e che ti conquista. Non c'è nulla  ma in realtà senti che qui c'è tutto . L'aria è incontaminata e non c'è ombra della presenza umana. Le rocce sembrano frammenti di meteoriti e ti sembra di essere su un altro pianeta della nostra galassia, non di certo sulla Terra.

Andean Reserve - Bolivia

Andean Reserve - Bolivia

Il sole spacca le pietre ma sai che è già sulla via del tramonto. Le ombre si fanno più lunghe, i colori più scuri e accattivanti. Arrivi in un posto meraviglioso dove c'è il rifugio che ti ospiterà per quella notte. 

La Laguna Colorada  ti si presenta davanti e non puoi fare altro se non rimanere meravigliato, ancora una volta, della grandezza di madre natura.

Laguna Colorada - Andean Reserve, Bolivia  

Laguna Colorada - Andean Reserve, Bolivia  

La sera per cena provi carne di lama pur sentendoti in colpa perché è un animale tenero che adori, ed è buonissima. Magra e saporita. Nel rifugio ci sono circa 50 persone, non c'è il riscaldamento e c'è talmente freddo che l'acqua corrente si ghiaccia nei bagni. Ti prepari per andare a dormire e sostanzialmente non ti cambi da come eri vestito durante la giornata, vuoi tenerti piumino, cappello, sciarpa, guanti e tutti gli strati possibili. Ti rendi conto che tutti quei discorsi sullo sbalzo termico nel deserto non erano poi così stupidi. Per aiutarti con il sonno tu e i tuoi nuovi compagni di viaggio vi date a stupidi giochi mischiando inglese, spagnolo francese e italiano mentre vi scolate del terribile vino rosso che però fa il suo lavoro.  

La notte passa lenta per il freddo e l'altitudine. 

 Day #2

Dopo una sana colazione la mattina dopo siamo pronti a ripartire con il nostro autista Joni che si è fissato con le solite due canzoni latino americane del momento è che cerchiamo di contrastare con playlist anni '90.

Dopo poco eccoci catapultati su Marte: 

Desert, Bolivia

Desert, Bolivia

Dopo qualche arrampicata a destra e sinistra è il momento di proseguire con le altre paradas del nostro tour. Pur avendo dormito poco siamo tutti energici e ci diamo alla scoperta di altre lagune, quelle Altiplanicas  questo giro. Sfruttate l'occasione per un po' di pattinaggio fai da te.

Lagunas Altiplanicas - Bolivia

Lagunas Altiplanicas - Bolivia

Proseguite in direzione della Laguna Negra  , qui le rocce e i vegetali formano delle figure che sembrano ninfee giganti. 

Laguna Negra - Bolivia

Laguna Negra - Bolivia

È un continuo di emozioni e sensazioni ma, soprattutto, è un continuo silenzio. Non c'è nemmeno il vento. Ci sei solo tu, piccolo di fronte a tutto il resto. Ognuno di noi non parla e ciascuno cammina un po' da solo con i suoi pensieri. Qualunque cosa tu abbia lasciato a casa qui assume un altro aspetto, è più lontana e la guardi in prospettiva.

All'improvviso sei catapultato in un minuscolo villaggio e ti rendi conto dell'isolamento in cui vivono certe persone e comunità intere.

Villaggio in Bolivia

Villaggio in Bolivia

Dopo pranzo continui ancora in direzione nord-est e ti diverti a fotografare un piccolo gruppo di lama. 

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La giornata va concludendosi con una fermata ad un cosiddetto "Cimitero dei treni". Una volta questa era una popolare fermata sulla linea che arrivava fino alla costa cilena nel regione di Antofgsta. Oggi questo è tutto ciò che ne rimane: 

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Sulla strada verso il rifugio fatto interamente di sale ovviamente una delle gomme della jeep si buca e scopri che anche la ruota di scorta era già rotta. Fortunatamente arriva l'amigo de Joni, l'altro autista, è la cosa si risolve. Per un momento però te l'eri vista brutta, non tanto per la situazione ma per la temperatura.  

Passi la nottata in questo posto che in confronto alla notte prima ti sembra un hotel cinque stelle deluxe. Decidete di svegliarvi alle 5 per vedere l'alba nel Salar de Uyuni, poi vabbeh in realtà la sveglia suona alle 6 e vi tocca correre ma questo è un altro discorso.  

 Day #3

Con la luce vi rendete conto di aver dormito a lato di questa meraviglia:  

Salar de Uyuni - Bolivia

Salar de Uyuni - Bolivia

Non vedrai mai un'altra alba del genere, non in un posto che non sembra appartenere al nostro mondo. Per un momento ti senti sulla superficie lunare. Il cielo si tinge dal blu al rosa all'arancione al giallo.

Ti portano sull'Isola di Incahuasi , un'isola di cactus giganti nel bel mezzo del salario. Come al solito la domanda che ti fai è: "come è possibile?".

Isla Incahuasi - Salar de Uyuni, Bolivia

Isla Incahuasi - Salar de Uyuni, Bolivia

Dopodiché passi qualche ora a farti foto in prospettiva come da tradizione per chi passa di qui. 

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Il tour si conclude nella ridente località di Uyuni. Non un villaggio, non una città. Scopriamo appena arriviamo che non possiamo andare a Potosì perché per via di manifestazioni e scioperi è tutto bloccato. L'unica alternativa è aspettare fino a sera e prendere due autobus, uno per Oruro e poi quello per Cochabamba. Noi e tutti gli altri backpackers nella nostra stessa situazione assediamo un bar e continuiamo ad ordinare birre per poter rimanere.  

Hamburger al volo per cena e poi traversata infinita.  

Arriviamo a Cochabamba la mattina presto, ci troviamo un ostello e ci riposiamo. Poco, ma ci riposiamo. E cosa più importante: ci facciamo la doccia, ebbene si, il giorno è arrivato.

Next post: Cochabamba, Sucre.

Fede

San Pedro de Atacama: una cattedrale nel deserto.

San Pedro de Atacama

Un nome, un enigma. Le guide definiscono San Pedro "un'oasi nel deserto", ma per tutti è difficile immaginare un deserto diverso da quello sabbioso che fin da piccoli ci hanno abituato a riconoscere di più. 

Arrivando in piena notte non ci rendiamo conto della fattezza argillosa delle case e delle strade, e se è per questo nemmeno delle dimensioni del villaggio: 5000 abitanti, 80 agenzie turistiche, altrettanti ostelli a più di 2400 m di altitudine.

Dintorni di San Pedro de Atacama

Dintorni di San Pedro de Atacama

 Ci colpiscono il buio, il freddo polare (o meglio, desertico) e la facilità con cui si vedono le stelle.

Appena sveglie ci fiondiamo in paese e concordiamo un pacchetto di tour con un'agenzia e in meno di due ore siamo già su un autobus. 

Ci facciamo portare alla Valle della Luna, poco fuori San Pedro, e proprio lì ha inizio il tour delle meraviglie della zona. 

Valle della Luna: sabbia e rocce. 

Valle della Luna: sabbia e rocce. 

Prima tappa: una serie di grotte e gole dentro cui ci accovacciamo, impolveriamo e divertiamo. La formazione della roccia è molto particolare, in alcuni punti sembra quarzo misto a sale. Temevamo che l'escursione fosse molto più banale e invece sfruttiamo l'occasione per arrampicarci qua e là. 

Grotte nella Valle della Luna. 

Grotte nella Valle della Luna. 

Seconda tappa: Tres Marias.

Formazioni di roccia naturali che ricordano tre figure femminili. Quella al centro ricorda per certi versi la Nike. 

La Tres Marias - Valle della Luna. 

La Tres Marias - Valle della Luna. 

Terza tappa: Valle de la Muerte.

Qui è tutto secco e le nuvole grigie che ci sovrastano attribuiscono alla scena quella giusta dose di macabro che ti aspetteresti in un posto che si chiama così.

Valle de La Muerte - Valle de La Luna

Valle de La Muerte - Valle de La Luna

Tappa finale: El Mirador.

Da questo punto la vista ha dell'incredibile. Sotto di te c'è uno strapiombo gigantesco che da su una vallata di rocce e sale, che tra l'altro a noi due sciatrici non fa che sembrare neve. 

Vista da El Mirador

Vista da El Mirador

Il tempo non è assolutamente dei migliori, è nuvoloso e il tramonto non si vede. Il vento ti taglia la faccia ed è così forte da farti tremare i denti. 

All'improvviso le nuvole si tingono di rosa e giallo all'orizzonte, sono i riflessi del tramonto. Solo la vista di una tale meraviglia vale tutta l'escursione. Non dura più di cinque minuti ma la ricorderai per sempre.

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Ricorderai per sempre la sensazione di infinito. Mai come in questo posto ho potuto osservare il mondo a 360 gradi. Non c'è nulla che ostacoli la vista. Non c'è nulla che ti impedisca di godere della bellezza di madre natura.

Puoi fare capriole, verticali, metterti a testa in giù, ruotare su te stesso fino allo svenimento: vedrai sempre tutto ciò che il tuo occhio riesce a cogliere. 

Cile: senza fine o inizio, solo magnifico.

Day #2

Sveglia ore 04.45. 

Partenza ore 05.00 per i Geyser El Tatio

Dopo un paio d'ore di guida arrivi in quota a più di 4300 mt. L'altitudine si sente, il freddo pure. Vedi i geyser emanare vapore e letteralmente "scoppiare" ogni tanto. L'unica cosa che ti viene in mente è quella di buttarti dentro queste pozze di acqua bollente, ma non è oggi il giorno della Spa. 

Geyser El Tatio. 

 L'altipiano è immenso. È una distesa di buchi e vapore, di cespugli gialli che somigliano a porcospini e queste montagne, meravigliosamente scure, di roccia e sabbia che si stagliano su un cielo che inizia solo ora ad essere azzurro.

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Alcuni dei geyser somigliano in parte alla barriera corallina. L'acqua è di un blu intenso e tutte le rocce che li circondano sembrano coralli incagliati ad uno scoglio. I colori variano dal rosso mattone al giallo scuro. Non puoi non notare come ogni minuscolo frammento di roccia sembri un essere vivente. Pur essendo immobile è tutto assolutamente vivo e dinamico.

Rocce attorno ai Geyser de El Tatio. 

Rocce attorno ai Geyser de El Tatio. 

Proseguendo ti portano a un punto panoramico che sembra sovrastare infinite distese di grano. Guardando meglio ti accorgi di essere sopra ad una laguna, il paesaggio ricorda le riprese del Signore degli Anelli. Ci raccontano che una certa comunità italiana - non ben identificata - ha soprannominato questo posto la "Laguna Putana". Ipotizziamo che sia per il freddo canino che mantiene la temperatura costantemente sotto zero ma, come per le leggende, nulla è certo.

Laguna Putana - El Tatio    

Laguna Putana - El Tatio

   

Una volta tornate in albergo ci cibiamo di riso scaldato, mono porzione diviso due, un'arancia geneticamente modificata e due bustine di tè alla coca. 

Non contente di esserci svegliate prima dell'alba e di esserci letteralmente congelate decidiamo di andare a noleggiare delle bici per farci un giro. 

Il deserto intorno a San Pedro è color mattone. Un color mattone che su un cielo così blu non può che farti piacere il posto. 

Garganta del Diablo - San Pedro de Atacama

Garganta del Diablo - San Pedro de Atacama

 

Ci allontaniamo di qualche chilometro e, ve lo dico, a 2400 mt di altitudine andare in bicicletta con il vento contrario mi ha fatto un po' penare..ma la mia cara Jenna non mi ha fatto demordere e siamo arrivate a destinazione senza problemi. 

Lasciamo le bici per proseguire a piedi, le gole sono troppo strette. La roccia è completamente friabile e al di sotto di intravedono lastre di pietra bianca. Inizia ad esserci un po' più freddo e decidiamo di rientrare. 

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Tornando verso il villaggio ci attraversa la strada un pastore con il suo gregge ed è subito tutto più bucolico. A parte le decide e decine di cani randagi e qualche cavallo questi sono gli unici animali che abbiamo visto. L'unica fonte di sostentamento di San Pedro è il turismo e la concorrenza è pressoché spietata anche se tra guide e personale di agenzia sono tutti amigos e si danno sempre un mano. 

Vulcano Licancabur - Confine tra Cile e Bolivia

Vulcano Licancabur - Confine tra Cile e Bolivia


Ci mettiamo a contrattare con una Caja de cambio e iniziamo a cambiare dollari per pesos cileni, euro per bolivianos per attraversare il confine l'indomani e così via, un marasma di numeri e compravendite. 

Doccia lampo e cena davanti a un piccolo fuocherello. Nel risotto di zucca ci manca solo il formaggio, altrimenti sarebbe perfetto. 

Sveglia ore 7 e partenza per la il Salar de Uyuni in Bolivia. (Tecnicamente!)

In realtà c'è un incidente sulla strada quindi anziché partire ci accomodiamo in un parcheggio con il nostro autista Luís a guardare il sole sorgere nella speranza di farcela pronto.

Next Post: Bolivia, Salar de Uyuni.

 

Fede

Cile: una terra sconfinata tra montagne e oceano.

 Santiago del Cile

Arrivare dall'aeroporto alla città di Santiago del Cile è una mezza impresa, non ci sono mezzi pubblici e le alternative sono solo taxi o bus privati. Ovviamente viaggiando in due è preferibile il bus. Scroccando il Wi-Fi ad un McDonald's troviamo un ostello carinissimo, il Casa Mosaico Hostel, nel quartiere Bellavista che un nostro amico ci aveva sapientemente suggerito (Gracias Marco).

L'aria che si respira è densa, il cielo coperto, lo smog letteralmente visibile. 

Passi da quartieri che sembrano la periferia di Los Angeles ad angoli graziosi come il quartiere francese di New Orleans. Quello che ricorre sono i graffiti, sono tantissimi e bellissimi, forse proprio per contrastare il grigio perpetuo del cielo.

Incrocio tra Calle Bellavista e Calle Loreto. 

Incrocio tra Calle Bellavista e Calle Loreto. 

 Ci sono più università a Santiago che in tutto il Veneto, sono almeno una quindicina attorno a 3 isolati.

Passeggiando per la città attraversi un ponte vicino il Museo delle Belle Arti e risalendo con lo sguardo il corso d'acqua del fiume vedi laggiù in fondo, oltremodo magnifiche, le creste innevate della Cordillera Andina. 

Esci a fare un giro per il quartiere Bellavista e ti ritrovi immerso nella movida di Santiago tra ristorantini, bar, happy hour, e discoteche. 

Patio Bellavista - Santiago de Chile

Patio Bellavista - Santiago de Chile

Tornando a casa due ragazzi dell'ostello, un brasiliano e uno spagnolo  in viaggio da ben otto mesi, ti invitano al loro tavolo e ci si scambia racconti di viaggi, altre culture e mete future. Ci si lascia sempre con un "Ciao" e un "Buena Suerte".

Capire il prezzo di ogni cosa e convertirla in euro mette a dura prova le mie scarsissime abilità matematiche: un euro corrisponde all'incirca a 694 pesos, che per comodità arrotondo a 700, but still, mi nasco dietro al fatto di studiare scienze politiche. 

Prima di partire non si può saltare il Museo de la Memoria y de Los Derechos Humanos, dedicato alla travagliata e sofferta storia del Cile e al regime di Pinochet. Tra testimonianze, filmati d'epoca, prime pagine di giornali e fotografie quello che rimane certamente più impresso sono le parole: Donde Estan? riferite ai migliaia di Desaparecidos. 

Museo de La Memoria Y Los Derechos Humanos - Santiago de Chile

Museo de La Memoria Y Los Derechos Humanos - Santiago de Chile

Poi via, a piedi verso la stazione degli autobus per andare a Valparaíso per sentire un po' il profumo dell'Oceano. 

Molto simpatica è l'oscillazione istantanea dei prezzi dei biglietti del bus; nel giro di un minuto passano da 47.000 pesos a 49.7000.  Manco a Wall Street. Appena trovate un prezzo conveniente comprateli subito, e se siete in più di uno fate un conto unico, altrimenti finisce che il vostro amico paga doppio. 

Sul biglietto la durata della corsa dice: 1 ora e 5 minuti, dopodiché diventano 2 e 15 ma francamente non ti interessa perché non hai nessuna fretta. 

Mercatino dell'usato - Valparaíso

Mercatino dell'usato - Valparaíso

Inizi la scalata delle colline della città alla scoperta della sua straordinaria tradizione di Street art e graffiti. Ogni angolo, oltre ad essere costituito da case colorate, racconta una storia con i colori, non penso di averne mai visti così tanti. 

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Ogni opera d'arte, perché di questo si tratta, è lasciata intonsa e anzi, da quasi l'idea di essere protetta.

Trascorri il tempo facendo un giro per il Porto e andando a fare la spesa. Ti servono provviste come a un roditore che va il letargo per le 27 ore di pullman che si avvicinano. 

Porto di Valparaíso - ancora colori

Porto di Valparaíso - ancora colori

Prima però per cena ti fermi al Casino Social J. Cruz - nonché il posto dove solevano incontrarsi gli oppositori di Pinochet - un posto che non noterai mai se non ne sei in cerca. In un vicolo stretto e buio l'unica cosa che si intravede è un'insegna un po' malmessa. 

Entri e l'atmosfera è bellissima: un suonatore di chitarra accompagna la cena dei clienti, tutti per lo più cileni, suonando, cantando e sorridendo. 

Casino Social J. Cruz - Valparaíso

Casino Social J. Cruz - Valparaíso

Il ristorante è a conduzione familiare, il locale è pieno delle peggiori cianfrusaglie e ogni angolo è coperto o da foto tessere dei clienti o da dediche di ringraziamento. 

Ordini una birra e poi chiedi il menù: toppato. La casa serve solo un piatto, un mappazone di prim'ordine. 

Patatine fritte, cipolla dolce, uova strapazzate e spezzatino. 

A dirlo così farà impressione alla maggior parte di voi, ma vi assicuro: una prelibatezza per lo stomaco. 

Per concludere una giornata così piena pensiamo bene di imbarcarci su un pullman con destinazione San Pedro de Atacama, nel deserto cileno, a 1600 km da Valparaíso.

Vedi soltanto buio, stelle e deserto. 

Arrivi a notte fonda e ti imbuchi in un ostello solo per fuggire dal freddo polare: la temperatura esterna è di 1 grado Celsius.

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La compare si addormenta ma tu non riesci, come al solito hai dormito troppo in autobus. 

Next post: il deserto di San Pedro de Atacama. 


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Federica

Buenos Aires - primi assaggi di Sud America

Day #1 

Arrivi in pieno luglio dall'altro capo del mondo e senti freddo. Non quel freddo che ti lacera le ossa, ma comunque abbastanza intenso da tenerti sulle spine e da farti vedere l'aria condensata che ti esce dalla bocca.

Per arrivare dall'aeroporto alla città ci vuole circa un'ora, passando per le campagne della periferia e dalla periferia stessa. Una volta in città si imbocca una strada ed è sempre quella. Funziona molto come a New York, per isolati quadrati, delimitati da Avenue più lunghe larghe e altre strade con migliaia di numeri civici.

Percorrendo una stessa strada passi molti quartieri diversi e sembra che ognuno abbia una storia a sè e sia parte di un'altra città.

Buenos Aires è New York, Buenos Aires è Parigi, Buenos Aires è Londra, Buenos Aires è Madrid, Buenos Aires è Barcellona.

Buenos Aires è talmente tante piccole città e barrios che ha una sua identità ben definita: quella di essere un melting-pot, la New York del Sud America.  

È viva, tremendamente viva e coinvolgente.  

È evocativa, perché ogni angolo ti ricorda un altro posto dove sei stato ma la cosa bella è che non riesci esattamente a spiegare cosa ti ricorda, e, comunque, senti che si respira un'aria diversa da ogni altra.

Un'aria rilassata, un'aria di tranquillità. 

C'è traffico, c'è rumore, c'è gente, c'è caos ma nessuna di queste cose è né spiacevole né assordante.

Come ho letto sulla vetrina di un negozio:  "Todos vivimos bajo el mismo cielo", con l'unica differenza che qui in Argentina si prendono più tempo per guardare il cielo.

 

  • Microcentro Y Plaza 25 de Mayo
Dove accanto al monumento tra l'altro siedono ancora i veterani della guerra delle Isole Malvine, non risonosciuta sul piano internazionale al pari di altri conflitti. 

Dove accanto al monumento tra l'altro siedono ancora i veterani della guerra delle Isole Malvine, non risonosciuta sul piano internazionale al pari di altri conflitti. 

 

  •  UADE - Universidad Argentina De la Empresa 

Anche conosciuta come la metà di tutti gli studenti exchange possibili e immaginabili. 

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  • Puerto Madero 
Una delle zone più moderne della città che per certi versi assomiglia un po' a Dubai. Molti uffici, gallerie, negozi di design e bar ma nessun tipo di appartamento residenziale. Bellissimo per una passeggiata al tramonto. 

Una delle zone più moderne della città che per certi versi assomiglia un po' a Dubai. Molti uffici, gallerie, negozi di design e bar ma nessun tipo di appartamento residenziale. Bellissimo per una passeggiata al tramonto. 

  Le prime cose che impari sulle usanze di Buenos Aires: 

-   Non ci si presenta mai porgendo la mano ma dando un bacio solo sulla guancia. Allo stesso modo per salutare andando via non si dice nel tipico modo spagnolo Adìos, bensì CIAO. 

- La frequenza di un Asado   (la nostra grigliata)   è pressappoco la stessa di quella di un Aperitivo in Italia, a Milano.

- Sull'autobus è normale che se il tuo credito capita che sia negativo ci sia qualcuno che paga la corsa per te. 

 

Day #2

La prima cosa che mi viene detta è "Ti portiamo a mangiare il miglior hamburger della città", ovviamente non ho esitato un secondo. 

  • Burger Joint
Il Panino Tevez mi ha conquistata. Pane caldo, carne alta 2,5 cm e tante altre schifezze in mezzo per non parlare delle patatine. Una gioia per il palato, il tutto ovviamente accompagnato dalla classica Cerveza. 

Il Panino Tevez mi ha conquistata. Pane caldo, carne alta 2,5 cm e tante altre schifezze in mezzo per non parlare delle patatine. Una gioia per il palato, il tutto ovviamente accompagnato dalla classica Cerveza. 

  • Palermo 
Quartiere chic e a tratti hipster che ricorda per certi versi le domeniche nel Greenwhich Village a NY dove tutti escono a tutte le ore per un brunch in compagnia. Tra piccole boutique, bar e locali è il quartiere dove tutti i giovani vogliono vivere e dove si trova la maggior parte dei punti di ritrovo. 

Quartiere chic e a tratti hipster che ricorda per certi versi le domeniche nel Greenwhich Village a NY dove tutti escono a tutte le ore per un brunch in compagnia. Tra piccole boutique, bar e locali è il quartiere dove tutti i giovani vogliono vivere e dove si trova la maggior parte dei punti di ritrovo. 

  • La Recoleta 
Al Cimitero de la Recoleta sono sepolti illustri nomi della storia Argentina, tra cui Eva Peron. Il cimitero, per via delle sue stradine molto strette, rievoca a tratti i cubi del monumento alla memoria delle vittime dell'Olocausto a Berlino e il Cimitero ebraico di Praga. Ha il fascino adatto ad una rappresentazione cinematografica d'autore: un po' decadente, gotico e romantico.  Nei giardini adiacenti non è difficile scorgere spesso mercatini e piccoli spettacoli messi su da gruppi di ballerini che intrattengono famiglie e gruppi di amici sui prati circostanti la Recoleta.

Al Cimitero de la Recoleta sono sepolti illustri nomi della storia Argentina, tra cui Eva Peron. Il cimitero, per via delle sue stradine molto strette, rievoca a tratti i cubi del monumento alla memoria delle vittime dell'Olocausto a Berlino e il Cimitero ebraico di Praga. Ha il fascino adatto ad una rappresentazione cinematografica d'autore: un po' decadente, gotico e romantico. 

Nei giardini adiacenti non è difficile scorgere spesso mercatini e piccoli spettacoli messi su da gruppi di ballerini che intrattengono famiglie e gruppi di amici sui prati circostanti la Recoleta.

Things to do while in the Big Apple

COSA FARE NELLA GRANDE MELA

HIGH LINE

Passeggiata sulla High Line (incrocio Gansevoort e Washington St) per fare merenda con un ice-cream sandwich oppure per fare un aperitivo sulla terrazza del Top of the Standard Hotel (848 Washington at 13th Street New York 10014) 

The High Line - Meatpacking District, Manhattan - West 23rd St and 10th Avenue

The High Line - Meatpacking District, Manhattan - West 23rd St and 10th Avenue

230 FIFTH AVENUE

Brunch il sabato o la domenica (25$ all inclusive) - oppure aperitivo Mon-Fri alle 6 p.m. - sulla terrazza di questo grattacielo da cui sembra di poter sfiorare l'Empire State Building. Non c'è nemmeno bisogno di prenotare, che sia inverno o estate potete godervi la terrazza perché sono attrezzati per tutte le stagioni.

View from 230th Fifth Avenue, Flatiron District - Manhattan

View from 230th Fifth Avenue, Flatiron District - Manhattan

TOP OF THE ROCK

Basta andare sul sito e prenotare il biglietto (29$). Potete scegliere l'orario che preferite (ogni 15 min.) e non dovete stampare o ritirare nulla perché basta il codice a barre che vi invieranno per email sul vostro smartphone e l'unica fila che farete sarà quella per gli ascensori. Il consiglio è quello di andare poco prima del tramonto, così da godersi la vista sia con la luce sia di sera. Prenotate almeno 3-4 giorni prima, specie in alta stagione.

View from the Top Of the Rock - Midtown, Manhattan (Entry at Rockfeller Plaza - 47th-50th and Fifth Avenue)

View from the Top Of the Rock - Midtown, Manhattan
(Entry at Rockfeller Plaza - 47th-50th and Fifth Avenue)

METROPOLITAN MUSEUM: ROOFTOP BAR

Aperitivo sul Rooftop del Metropolitan Museum (evitate il venerdì). L'entrata al museo è gratuita ma "si consiglia una donazione". Chiedete all'ingresso di indicarvi il rooftop bar e salite all'ultimo piano. E' l'unico posto da cui potete godervi una vista rialzata su tutto Central Park.

View from the Metropolitan Rooftop Bar, entry @ 1000 5th Ave

View from the Metropolitan Rooftop Bar, entry @ 1000 5th Ave

BROOKLYN BRIDGE

Passeggiata sul Brooklyn Bridge - all'ora del tramonto a seconda della stagione -  cenetta da Shake Shack (Mc donald's di "qualità") e gelato sul pontile. Altrimenti, se andate di giorno potete godervi la vista dal Brooklyn Bridge Park (consiglio la vista dal Pier 5) e farvi un picnic. 

View from Brooklyn

View from Brooklyn

DUMBO, Brooklyn

Ex quartiere industriale ora set di servizi fotografici e film, ma soprattutto sede della New York 2.0

View from Washington St at the corner of Front St

View from Washington St at the corner of Front St

CENTRAL PARK

View from Engineers Gate 

View from Engineers Gate 

MUSEUM OF MODERN ART

Entry @ 53rd Street

Entry @ 53rd Street

Fra i vari musei (Cooper Hewitt, American Museum, Withney Museum, New Museum, Brooklyn Museum), uno dei più belli è sicuramente il Natural History Museum per il planetario che è generalmente meno affollato di MoMa e Met. (Central Park W & 79th St)

 

WASHINGTON SQUARE

E' il centro del quartiere universitario della NYU, pieno di bar e ristoranti.

Washington Square Arch

Washington Square Arch

BATTERY PARK

View from Battery Park

View from Battery Park

SOHO AND WEST VILLAGE

Quartiere delle boutique e del design è un posto che non smette mai di affascinare. 

Hudson Street, Manhattan

Hudson Street, Manhattan

ONE WORLD TRADE

AKA Freedom Tower & World Trade Center Memorial

285 Fulton Street

285 Fulton Street

MADISON SQUARE PARK & FLATIRON DISTRICT

Immerso nel Flatiron District, il parco è il classico luogo da pausa pranzo dove potete davvero vedere i "fanatici del lavoro" all'opera. Attaccato c'è Eataly se volete sentirvi a casa.

23rd Street & Madison Avenue

23rd Street & Madison Avenue

CHINATOWN & LOWER EAST SIDE

Non camminarci in mezzo, passaci sopra camminando lungo il Manhattan Bridge.

View of Chinatown from the Manhattan Bridge

View of Chinatown from the Manhattan Bridge

LONG ISLAND CITY

Il punto migliore da cui vedere tutta Manhattan ma anche quello meno conosciuto dai turisti. Basta prendere la linea 7 della subway dalla Grand Central Station per una sola fermata e ci si può godere la skyline in tutto il suo splendore. 

View of Manhattan from Long Island City

View of Manhattan from Long Island City

BROOKLYN AND PARK SLOPE

Brooklyn non è affatto una periferia di New York, anzi, è molto più New York di quanto non lo siano posti come la quinta strada o Wall Street.

View of the Brooklyn Public Library

View of the Brooklyn Public Library

MANHATTAN BRIDGE

Sappiamo che il ponte più famoso è quello di Brooklyn, ma da dove lo possiamo vedere?

View of the Brooklyn Bridge from the Manhattan Bridge

View of the Brooklyn Bridge from the Manhattan Bridge

WILLIAMSBURG

Williamsburg, Kent Avenue e Bushwick sono probabilmente i posti più "cool" dove i giovani vogliono stare adesso perché sì, a New York se sei giovane fa più figo vivere a Brooklyn che a Manhattan, anche perché gli affitti non scherzano. Ogni sabato al East River Park c'è lo Smorgasburg, un ritrovo dei migliori Street Food vendors per mangiare tutto quello che si vuole, conoscere gente e gustarsi Manhattan dall'altra parte dell'East River.

http://www.smorgasburg.com/

http://www.smorgasburg.com/

MEATPACKING DISTRICT & CHELSEA MARKET

Chelsea Market, 75 9th Ave

Chelsea Market, 75 9th Ave

I mille suoni di New York

Camminare per New York è come correre tante maratone. Ad ogni isolato ripeti la partenza di gruppo, qualche compagno di viaggio lo perdi e qualcun altro lo trovi. Ovunque cammini senti l’imperterrito susseguirsi di centinaia e centinaia di passi che si affiancano ai tuoi. Non hai la minima idea di dove quei passi stiano conducendo quella persona ma una cosa la sai: quella persona va sicuramente di fretta. Talora riconosci il suono di quel passo, un tacco a spillo, uno stivale, una scarpa da ginnastica, ma il bello è proprio questo: le ipotesi di vita rimangono comunque infinite.

Ma se accompagni al rumore di quei passi un nome, una città o un accento, quella persona ti sarà un po’ meno sconosciuta. E lo sarà ancora di meno se questa ti farà una domanda suscitandoti curiosità. Ma curioso sarai comunque, non puoi non esserlo, ascoltando tante voci quante sono le lingue del mondo. Nessun altro luogo è un simile caleidoscopio.

Fra il rumore dei passi e il suono delle voci cattura la tua attenzione il crepitio delle braci del cibo di strada. Ad ogni incrocio quel crepitio si moltiplica, e prima che il profumo di hot dog, bretzel o doughnut colpisca le tue narici, sentirai il brontolio del tuo stomaco e ti chiederai perché hai di nuovo fame quando magari hai appena fatto colazione. Non c’è una spiegazione, come dicono gli americani “That’s just the way it is”.

Ed è proprio quando sei assorto nei tuoi pensieri che di soprassalto il caos – più di quanto già non ce ne sia - si scatena intorno a te, riconducendoti alla realtà. Le sirene hanno un timbro letteralmente assordante. Ora come ora, implicitamente e forse anche un po’ inconsciamente, ogni newyorkese è portato a fermarsi per un secondo per controllare che l’“emergenza” sia lontana quanto basta. In questi casi hai solo voglia di fuggire da quel frastuono, ma in superficie non c’è scampo alcuno.

La subway è la tua unica via di scampo. Agogni il rumore sferragliante del treno ma soprattutto vuoi sentire la voce amica che ogni giorno ti accompagna nei tuoi viaggi, ricordandoti sempre dove e dove stai andando. Lei che, indipendentemente dalla tua benevolenza, odio o indifferenza quotidiana, sarà sempre lì con te e con milioni di altri.

Non solo le mille luci, ma anche i mille suoni di New York non ti fanno sentire mai solo.