Canyon e ghiacciai: il Perù ha tutto.

Nelle puntate precedenti...

Lasciamo Cuzco in preda alla fretta. La cosa divertente è che in realtà avevamo tutto il tempo del mondo per andare in stazione ma, scoprendo nuovi angoli deliziosi della città all'ultimo minuto, perdiamo la cognizione del tempo ed eccoci li, come delle pazze per strada. 

La compare va in giro con uno zaino al quale è attaccata qualunque cosa vi possa venire in mente, un sacchetto di cibo take away preso al volo nel fast food più lento del Perù e una tanica di acqua che continua a cadere. Io, come al solito, con uno zaino che ormai è per due persone e altre provviste nello zainetto piccolo. 

Sfiatate saliamo sul bus ridendo e guadagnandoci le occhiate di tutti i passeggeri. Come al solito, non un turista che sia uno.

Day #1

La mattina presto arriviamo in quella che è conosciuta come "La Città Bianca", Arequipa, nonché la seconda città più grande del Perù dopo la capitale, Lima.

Arequipa, Perù. 

Arequipa, Perù. 

Visto che non ci fermiamo un secondo saliamo su un colectivo di dubbia destinazione e, come al solito, chiediamo come arrivare a Plaza de Armas. 

Le gambe ci fanno ancora imprecare dopo aver scalato Machu Picchu e quindi scartiamo qualunque ostello alla cui entrata si presentino più di cinque scalini. Primo assaggio di pigrizia in cinque settimane.

La zona da vedere capiamo subito che è solo quella adiacente la piazza centrale, e, una volta sistemateci, andiamo in esplorazione. 

Rispetto a tutti gli altri posti dove siamo state ci rendiamo conto che forse è la prima vera città in cui ci fermiamo. La costante che ci piace è la solita: vedere vulcani e montagne innevati dal centro della città, specialmente il vulcano El Misti, inguaribilmente romantico e affascinante.

Ma veniamo ai fatti. Siamo qui per un motivo, andare nel terzo Canyon più grande del mondo: il Cañón del Colca.

Optiamo per un tour di due giorni con partenza ad orari peggiori del solito. Battiamo tutti i record di sveglia. Alle 3 di mattina in punto il pulmino è davanti all'albergo. 

Day #2

Dopo le canoniche 3-4 ore di bus raggiungiamo la ridente località di Chivay, un paese costituito da quattro strade e altrettanti pastori.

È l'unica volta che abbiamo comprato un pacchetto che comprendesse la guida; ce ne pentiamo dopo a mala pena cinque minuti.

Dopo la solita colazione composta da pane secco, burro - sempre mai troppo - e marmellata confezionata ci dirigiamo al Mirador Tres Cruces per vedere il volo dei condor.  Pur non essendo delle fanatiche di birdwatching rimaniamo incantate dall'eleganza e dalla maestosità di questi animali meravigliosi. Come spesso diciamo "sembra che la Natura a volte faccia le cose apposta perché l'uomo le possa vedere e ne possa cogliere la bellezza". Perché i condor volano così vicini al ciglio della montagna e non più in là, dove non si possono vedere? Non c'è una risposta ed è così che deve essere.

Mirador Tres Cruces - Cañón del Colca  

Mirador Tres Cruces - Cañón del Colca  

Da qui in poi inizia il trekking vero e proprio nella vallata. Il primo giorno è tutta in discesa, dalla cima fino al punto più basso dove scorre il fiume. Sembra di scendere lungo un precipizio.

View of the trail in the Colca Canyon - Perù

View of the trail in the Colca Canyon - Perù

Il paesaggio è a dir poco spettacolare. Il sentiero è abbastanza ripido, scivoloso e stretto ma ti fa divertire fino a raggiungere il ponte che si trova in basso. Cogli l'occasione per mettere i piedi in acqua e ti rendi conto che, nonostante il caldo, è davvero congelata. È limpida come solo qui può essere.

La vegetazione invece è quasi desertica e, guardando la parete dal basso in alto, ti rendi conto davvero della profondità di questo "crack" nel pavimento. 

Colca Canyon - Perù  

Colca Canyon - Perù  

Ti rendi anche conto, di nuovo, di quanto l'uomo in realtà sia piccolo e insignificante ma terribilmente capace di affrontare anche i luoghi più impervi. Sempre e comunque incapace di rinnegare la sua natura di esploratore. 

La sera dormi in un'oasi all'interno del Canyon: l'Oasi Sangalle. Qui, dopo un tuffo in piscina, ti diletti ad osservare la luce del sole che se ne va fin troppo in fretta per essere sostituita da una pioggia di stelle.  

Il gruppo è misto e si parlano senza problemi italiano, francese, inglese e spagnolo mentre si cerca di insegnare a turno diversi giochi di carte tipici di ogni paese.

Il buio è totale e l'unica cosa che illumina il nostro cubicolo, definirlo bungalow è un po' eccessivo, oltre alle nostre torce, è una minuscola candela che ci è stata fornita dal proprietario. 

Non vola una mosca, non si sente un rumore che sia uno. Prima di coricarci salutiamo gli altri promettendo di essere cariche per la salita dell'indomani.

Nonostante l'aria che entra dalle fessure tra le canne di bambù di cui è rivestita la stanza, dormiamo come due bambine.

Day #3

Alle 5 siamo tutti pronti. La salita prevede un'ascensione di 1000 mt in solo 5km. Per chi non abbia idea di cosa significhi ciò che ho appena scritto, può pensare ad un muro, o ad una qualsiasi cosa molto verticale, e pensare di doverla superare. 

Colca Canyon - Perù  

Colca Canyon - Perù  

È tutto uno zig zag al buio. Ci si incrocia con molte persone ed un "Hola" non manca mai. Tra escursionisti c'è sempre molta solidarietà; specie, quando ad accomunarti alle altre persone, sono spesso dolori muscolari e mancanza di fiato. 

Vedi sorgere l'alba sopra il Canyon in un momento tra l'altro in cui su quel tratto di sentiero ci siete solo tu ed un bizzarro inglese. A malapena commentiamo quello che abbiamo di fronte ma non per stanchezza, no. Non commentiamo per lo stupore. Si inizia ad intravedere tutto ciò che sta dall'altra parte del Canyon: altri sentieri, altre montagne, altre storie. Si intravede all'orizzonte un altro viaggio, o, per lo meno, un viaggio che adesso è di qualcun altro. 

Near Chivay - Perù  

Near Chivay - Perù  

Stanche morte e con qualche spiccio ci fiondiamo sul pulmino per tornare ad Arequipa. Prima però ci fermiamo a vedere "I Tre Vulcani", le terrazze in cui il popolo della regione coltiva tutto ciò che riesce e un altro paesino delizioso composto per lo più da una chiesa e da bancarelle per turisti. Ci innamoriamo di una bambina bellissima che va in giro con il suo piccolo lama. Lo abbraccia come se fosse il suo migliore amico e si percepisce l'intima complicità di una coppia degna di un cartone animato tutto dedicato a loro.

 Una volta tornate imploriamo la proprietaria dell'ostello di farci fare una doccia ma l'unica cosa che otteniamo è un bagno con il lavandino situato nel ripostiglio. 

Visti i consigli degli altri viaggiatori che abbiamo incontrato lungo la strada ci eravamo fissate di voler andare ad Ica per fare sandboarding sulle dune vicino la costa nel deserto di Huacachina. 

Detto fatto decidiamo per la prima volta di andare in stazione con un taxi per la modica cifra di 7 soles, a malapena 2€. A quanto pare non esistono autobus solo per Ica e finiamo in quello diretto a Lima che, però, a quanto ci dicono, avrebbe fatto delle fermate intermedie. 

Day #4

Ci svegliamo con la pioggia che batte incessante sul finestrino. Le prime gocce di acqua di tutto il viaggio. Visto che l'ora si avvicinava a quella prevista per l'arrivo rimaniamo sveglie. Vengono chiamate un paio di fermate e dopo un po', incuriosite, chiediamo quanto manchi per Ica. 

La risposta che riceviamo era un qualcosa di simile al "l'abbiamo già passata" ma non la sentiamo troppo bene visto che inconsciamente ognuna delle due stava già pensando al "E adesso?". Le scelte erano due: scendere al volo e tornare indietro di pochi chilometri oppure tirare dritto, fare scalo a Lima e andare dove più volevamo, a Huaraz, nel mezzo della Cordillera Blanca. 

Visto il tempo e una sorta di inspiegabile magnetismo verso le montagne decidiamo di tirare dritto, il che implica altre 15 ore di autobus, quello che proprio volevamo evitare.

Arriviamo a Lima e ci troviamo spiazzate. La città è a dir poco gigantesca, 9.5 milioni di abitanti.

Il cielo è grigio, il traffico delirante, il suolo bagnato, l'aria densa e umida.  Sembra già tardo pomeriggio e, invece, sono solo le 12.30.

Contrariamente a ciò cui siamo abituate, qui non esiste un Terminal Terrestre - centrale - degli autobus in partenza. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che qui funziona tutto per compagnie, ma, ovviamente, non sai quali compagnie offrono quali servizi. Iniziamo a vagare negli isolati adiacenti sapendo che il tempo è un po' alle strette. Se non partiamo subito saremo costrette a fermarci tutto il giorno in giro con gli zaini e a partire la sera tardi. 

1, 2, 3, 4 tentativi. Tutto dannatamente pieno. Quelli che c'erano partivano tutti alle 12. 

Vaghiamo ancora e per un colpo di fortuna inaudito troviamo un autobus in partenza alle 13.30. Forse uno dei viaggi più traumatici di tutti ma sappiamo che è anche il penultimo che abbiamo da fare.

Stringere i denti sempre e comunque ed esercitare molta pazienza, queste le ricette per non odiare certe situazioni come: il furto di un piumino giusto prima di andare a fare un trekking a 4000mt tra le montagne o l'abitudine di molti di non usare gli auricolari e di mettere la musica che più gli aggrada in un bus di 80 persone come se fossero da soli anche alle 2 di mattina.

Arrivate a Huaraz tardissimo provvediamo a trovarci un ostello consigliato dalla Lonely Planet, poiché tutti gli altri che troviamo sono fuori budget.

Day #5  

Arrivando di notte non ce ne saremmo potute accorgere ma nel momento in cui dalla terrazza dell'ostello ci rendiamo conto di dove siamo, capiamo che forse era destino che quell'autobus non ci lasciasse ad Ica bensì qui. 

Il giorno di relax prevede delle cose fondamentali come: mangiare, organizzare il trekking per partire il giorno dopo e fare lo zaino per i prossimi quattro giorni. Considerate che siamo donne gente, quindi ci mettiamo un po', o almeno io, la compare è molto più rapida. 

Il nostro obiettivo è uno: completare il trekking di Santa Cruz lungo parte della Cordillera Blanca.

Affittiamo tutto: sacchi a pelo, materassini, tenda, fornelli, piatti e bombole del gas. Siamo eccitate come delle bambine la notte della vigilia di natale, anche se sappiamo che portare tutta quella roba sulle nostre spalle ogni tanto ci farà dannare. 

Compriamo poche cose da mangiare per lo più solubili e in busta. Insomma, materie prime degne di un ristorante stellato. 

Essendo sabato l'ufficio delle guide di Huaraz, dove si possono acquistare le mappe topografiche della Cordillera, è tristemente chiuso e questo ci costringe a partire senza mappa, o quasi.

Nel negozio dove abbiamo noleggiato l'attrezzatura ci forniscono una mappa che sembra essere stata disegnata da un bambino: camping uguale triangolo, laguna uguale cerchietto colorato scuro, sentiero uguale puntini che si susseguono. Manca qualunque altro riferimento topografico così come mancano distanze in chilometri e/o tempi di percorrenza. Facciamo qualche ricerca ma niente, non si trovano informazioni a riguardo, o, se si trovano si riferiscono solo al trekking in direzione opposta. 

Nevermind, passiamo la serata mangiando un chilo di gelato e provando a montare la nostra non bellissima tenda nel bel mezzo della camera del mitico Cayesh House. 

Day #6

Alle 6 di mattina siamo già su un combie con direzione Yungay, la prima tappa della giornata. Arriviamo dopo poco più di un'ora e un quarto e ancora prima di scendere e capire dove siamo, ecco che ci ritroviamo su un altro colectivo, stavolta con direzione Vaquerìa, ossia il vero inizio del trekking. 

La strada è completamente sterrata e per due ore non facciamo che sobbalzare su e giù, a destra e a sinistra. Capiamo subito il perché di un prezzo così "alto" per una tratta così breve rispetto al tragitto Huaraz-Yungay: arrivare alla fine è un mezzo miracolo.

Lungo la strada si iniziano ad intravedere le cime dei ghiacciai e senti un brivido che ti percorre la schiena, sai già che sarà fantastico.

Ad un certo punto, senza particolari annunci, veniamo scaricate letteralmente in mezzo al nulla sul ciglio della strada da dove apparentemente inizia il trekking. 

Ci appoggiamo fuori dall'unico bar/negozio/posto generico che c'è a Vaquerìa e conosciamo il proprietario, il signor Roberto, con moglie e figlio. Ci chiedono come potrebbero migliorare il servizio per i turisti e come siamo arrivate in un posto così sperduto. Gli facciamo un breve riassunto del viaggio, sia lui sia la moglie scoppiano a ridere dicendo che siamo delle extra-terrestri, e forse lo siamo. 

Ci domandano se possono farci una foto dicendo che vorrebbero iniziare a tappezzare la parete del negozio con i volti di tutti coloro che passano da lì e sarebbero felici che le prime fossimo noi. 

Ci prestiamo e li ringraziamo per i consigli che ci forniscono; ci allontaniamo verso il sentiero promettendo che un giorno saremmo tornate. 

Il primo giorno fa caldissimo, passiamo attraverso i villaggi irraggiungibili da mezzi a motore di Colcabamba e Haripampa. Sì, i nomi qui sono tutti così. 

Alcune bambine ci accompagnano nel tragitto e regaliamo loro matite e penne che avevamo comprato proprio in questa eventualità. Camminano per chilometri e chilometri a piedi semi scalzi nel fango e ti chiedi come sia possibile quando tu stessa tentenni su degli scarponcini da trekking. 

Passiamo accanto ad allevamenti di Cuy, i maialini che sono ufficialmente una prelibatezza nazionale, e dopo qualche ora arriviamo nel camping di Parìa. Ciò nonostante proseguiamo perché è ancora presto e preferiamo buttarci avanti con le ore di cammino per il giorno dopo. 

Arriviamo così al campeggio di Huaripampa verso le 5.30, montiamo la tenda e ci rendiamo conto di essere talmente stanche e sull'orlo dell'infreddolimento che non abbiamo il cuore di cucinare nulla.

Non c'è nessuno oltre noi due e il tramonto è solo nostro. 

Huascaràn National Park - Peru

Day #7

La mattina dopo ci svegliamo prestissimo, impacchettiamo tutto e sbagliamo sentiero. Ebbene sì, non capiamo assolutamente dove dobbiamo andare e ci inerpichiamo sulla parte sbagliata della valle. Usiamo gli obiettivi della macchina fotografica come binocoli e intravediamo delle persone che camminano lungo il sentiero, quello giusto. 

Come dei furetti li raggiungiamo e facciamo amicizia con questo trio americano che si stupisce del fatto che siamo completamente autonome, senza guida e senza muli che ci portino l'attrezzatura. 

Alziamo continuamente lo sguardo e vediamo dove si trova il Passo di Punta Union, a 4750 m. Dopo una salita stremante possiamo dire di avercela fatta. Il passo è davvero minuscolo, largo a malapena due metri. Ci arrampichiamo sulle pareti della fessura e ci sediamo a gustare il panorama straordinario che ci si presenta davanti, la Valle di Santa Cruz con le sue lagune. 

Santa Cruz Trek - Cordillera Blanca

Santa Cruz Trek - Cordillera Blanca

È tutto di colori talmente vivi e sgargianti che ti fanno quasi male gli occhi. Il bianco accecante della neve, il surreale azzurro delle lagune e l'incomprensibile giallo della vallata ti illudono di essere dentro un quadro. Ti senti un po' come il Viandante sul Mare di Nebbia. 

Alla tua destra si staglia il Monte Taulliraju con i suoi 5830 metri di altitudine, ed è dannatamente perfetto. 

Mount Taulliraju - 5830 mt.

Mount Taulliraju - 5830 mt.

Proseguiamo il cammino fino a raggiungere Taullipampa, dove ci fermiamo per la notte e ci divertiamo a fare esperimenti fotografici alquanto fallimentari mentre cerchiamo di destreggiarci fra mucche e mancanza totale di luce o cavalletti. 

Sostanzialmente scattiamo a caso e la cosa finisce più o meno così:

Taullipampa camp - Cordillera Blanca

Taullipampa camp - Cordillera Blanca

Day #8

Il giorno dopo i nostri amici ci salutano, devono accelerare il passo, hanno un aereo da prendere. Noi invece, testarde come siamo decidiamo di prendere anche una deviazione per allungare il cammino. Nascondiamo gli zaini lungo il sentiero sapendo che saremmo tornate poco dopo. 

Dopo circa un'ora di cammino raggiungiamo il campo base dell'Alpamayo con i suoi 5987 m. Questo è forse l'unico camping attrezzato di tutto il Parco Huascaran. Ci inerpichiamo su per un pendio e raggiungiamo la Laguna Arhuaycocha. Sentiamo parti del ghiacciaio infrangersi sulla superficie di questa piccola pozza d'acqua. 

Enormi pezzi di ghiaccio galleggiano ed è tutto una sfumatura di grigio, dal colore del cielo a quello del ghiaccio ormai sporco e vicino la riva. 

Iniziamo a sentire freddo e temendo che possa piovere ci affrettiamo a tornare sul sentiero iniziale. Pericolo scampato. Ci fermiamo a cucinare sul letto del fiume che d'estate scorre lungo la vallata e dopo poco ci rimettiamo in cammino. 

L'umido è allucinante. Veniamo attaccate da qualunque tipo di insetto che non ci lascia tregua e per un momento, molti momenti, siamo sull'orlo di una crisi di nervi. 

Tutto è bene quel che finisce bene. Ci godiamo la vista delle lagune e ci fermiamo nel camping di Llamacoral, l'ultima tappa prima del rush finale. 

Santa Cruz - Cordillera Blanca

Santa Cruz - Cordillera Blanca

Day #9

Efficienti come dei soldatini ingraniamo il passo e il 4 ore raggiungiamo la fine di tutto il trekking, Cashapampa. Non ne possiamo più di questi nomi perché li confondiamo e ci limitiamo a chiamare questa località con il generico nome di "Santa Cruz". 

Un gentilissimo ragazzo di nome Roberto, una delle guide che più volte avevamo incontrato durante il viaggio, ci dice che se ci serve un passaggio la sorella lavora con i colectivos e ci potrebbe aiutare ad arrivare fino alla prima città utile, Caraz. 

Ci facciamo dare un passaggio da un improbabile soggetto che a bordo della sua Mondeo del 1994 ha già quattro persone: una donna seduta sul freno a mano con accanto il marito e dietro una coppia di anziane signore belle piazzate. 

Il viaggio sembra infinito, per un'ora intera andiamo con questa assurda vettura giù da questi tornanti sterrati con caldo e polvere che ci assillano. 

La situazione si complica quando carichiamo un'altra donna nel bagagliaio che si apposta tra i nostri due zaini. Vorrei sottolineare che ovviamente il baule era rotto e l'unica cosa che lo preveniva dall'aprirsi era una misera cordicella. 

Ma non è finita, no. A Caraz dobbiamo fare l'autostop per trovare un pulmino che ci porti a Huaraz, cosa che succede in relativamente poco tempo. 

Una volta rientrate in Ostello non facciamo troppi complimenti o richieste e sfruttiamo a pieno la doccia, sì, non ci lavavamo da quattro giorni. 

Tempo di organizzare la partenza e realizziamo di aver percorso la bellezza di 40km con gli zaini in spalla. Ma ora basta, è tempo di riposare. 

Day #10

Arriviamo a Lima la mattina molto presto, verso le 6.30. Il cielo è sempre grigio e il tempo somiglia a quello di Santiago del Cile. Ci rifugiamo dalla pioggerellina nell'ostello 1900 Backpackers dove facciamo colazione e dove, nel pomeriggio, seguiamo una lezione di cucina per imparare a preparare il Ceviche. 

Non solo, pur stanche decidiamo di cogliere l'occasione per andare a un Free Tour organizzato dai ragazzi dell'ostello. Camminiamo lungo le strade principali di Lima, passando, ovviamente, per Plaza de Armas e impariamo di più sulla storia politica del paese. 

Rimaniamo esterrefatte dalla disuguaglianza di cui ci racconta quel pazzo della nostra guida. A quanto pare parte della popolazione di Lima che vive al di là di una delle colline della città si trova in una sorta di ghetto/favela e tra poco, in parte, verrà espropriata delle proprie case per la costruzione di un tunnel.

Una volta rientrate in ostello senza nemmeno dover dire nulla ci buttiamo a letto e dormiamo fino alla mattina dopo, ancora vestite. 

Day #11

È il 17 agosto e l'indomani si parte. Una alla volta del Brasile e l'altra alla volta di Buenos Aires per poi rientrare in Italia. Ci rendiamo conto che dobbiamo fare degli acquisti dell'ultimo minuto. Gli ultimi ricordi tangibili che porteremo con noi o che dedicheremo a qualcuno. 

Non deludiamo nessuno e torniamo in ostello cariche di roba. 

Decidiamo di andare a mangiare sushi nel quartiere ricco di Lima, Miraflores, che sembra una città degli Emirati Arabi. Il lusso contrasta con la vita del peruviano medio di tutti i giorni. Ci sono casinò, alberghi di lusso, ristoranti, centri commerciali iper moderni, macchine costose e tutto ti sembra un po' fuori luogo. Pensiamo di aver speso chissà cosa e invece ci siamo talmente abituate ad accontentarci di poco che non ci rendiamo conto di aver fatto una cena completamente normale.

Rientrate in albergo prepariamo gli zaini e organizziamo il trasporto per l'indomani all'alba per l'aeroporto. Facciamo i conti di quello che abbiamo speso e siamo contente di essere state brave backpackers. Cinque settimane ci sono costate - tutto incluso - 1100 euro; questo per dire che uno se vuole si può fare dei viaggi della madonna senza spendere tutti i suoi risparmi. 

Beviamo Pisco Sour tutta la sera e ci godiamo gli ultimi momenti. 

Day #12

Ebbene il D-Day è arrivato. Ce ne rendiamo conto nel momento in cui io devo andare a sinistra e lei a destra nel corridoio dei Gate dell'aeroporto. 

Le emozioni sono molte e diverse. Sappiamo che ci rivedremo, quello è scontato. Il problema è che il viaggio è finito, l'avventura è giunta al termine. L'ennesima delle nostre convivenze anche questo giro si è dovuta arrestare. Per cinque settimane abbiamo respirato la stessa aria, camminato sulle stesse strade, visto le stesse meraviglie del mondo. Non sono molte le persone con cui si possono condividere - godendosele - esperienze simili. Anzi, direi che quelle persone ognuno le può contare al massimo sulle dita di una mano. 

Nessuna delle due aveva mai condiviso tanto tempo esclusivamente con una sola persona, la propria roccia. 

Nemmeno eravamo partite che già pensavamo a dove saremmo volute andare da lì, di nuovo in Sud America, magari tra qualche anno.

Non so ancora se e quando andremo dove, ma sono certa del fatto che sarà un'altra avventura indimenticabile che mi cambierà la vita, proprio come questa.

Muchas gracias amiga. Hasta nuestro proximo viaje.